INFEZIONI POLMONARI NOSOCOMIALI
Un marker in aiuto dei soggetti ricoverati
nei reparti di rianimazione

Dott. Christophe Girault
Hôpital Charles-Nicolle, Rouen |
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Circa un paziente su tre ricoverato in unità di rianimazione contrae un’infezione nosocomiale, in gran parte a carattere polmonare. Per contrastare tali infezioni i medici non dispongono di mezzi affidabili, ma ora un marker permetterebbe di identificarle con grande precisione
“Le infezioni nosocomiali sono temute da tutti i medici che esercitano in ambito ospedaliero” ha detto all’ATS 2005 il Dott. Christophe Girault, in coda alla presentazione degli studi presentati in collaborazione con i colleghi dell’Hôpital Charles-Nicolle di Rouen (Francia). “E ciò è ancor più valido nei servizi di rianimazione in cui i ricoverati, già deboli al momento dell’ammissione in quanto affetti da disturbi gravi, vengono trattati con mezzi invasivi, quali il posizionamento di cateteri e la respirazione artificiale mediante respiratore, che moltiplicano ulteriormente il rischio che batteri entrino nell’organismo”.
| Le infezioni polmonari sono infatti le contaminazioni nosocomiali più frequenti. e nelle unità di rianimazione causano numerosi problemi ai medici in quanto molto difficili da diagnosticare. I mezzi messi a disposizione dello staff medico, esami ematochimici, radiografia polmonare, TAC e broncoscopia, forniscono informazioni utili, ma non sono sufficienti per conoscere con precisione la natura dell’infezione. I medici non sanno quindi se un trattamento antibiotico sia adeguato, o inutile e dunque nocivo: un’antibioticoterapia utilizzata senza motivo espone il soggetto |
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trattato a complicanze, selezionando batteri che divengono ancora più pericolosi, con in aggiunta l’elevato costo delle terapie stesse.
È di conseguenza molto atteso l’arrivo negli ospedali di un marker di infezione che indichi con affidabilità lo sviluppo di batteri nell’organismo. Lo sTREM-1 (soluble triggering receptor expressed on myeloid cells-1) è una proteina, un’immunoglobulina, che si trova sulla superficie dei macrofagi, le cellule dell’organismo incaricate di combattere le infezioni. Negli studi presentati durante l’ATS, lo sTREM-1 è stato ricercato nel liquido di lavaggio bronco-alveolare dei soggetti grazie a un esame che introduce del siero fisiologico nei bronchi tramite endoscopia. In più dell’85% dei casi, questo marker si è rivelato un buon indicatore della presenza di una pneumopatia batterica permettendo quindi di attivare un trattamento antibiotico adeguato.
Lo sTREM-1 non è ancora stato messo in commercio; il suo utilizzo è riservato alla sperimentazione e non se ne conosce il costo. I medici sperano che si renda disponibile negli ospedali entro uno o due anni. Molto utile per individuale le infezioni polmonari nosocomiali difficili da diagnosticare, verrà verosimilmente utilizzato anche in settori diversi dalla rianimazione. Tutto indica, infatti, che questo marker sarà in grado di mettere in evidenza molte altre patologie infettive.
Anna Grasso
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