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International Conference
of the American Thoracic Society
San Diego - California
23-25 maggio 2005

24 maggio

L'INTERVISTA
Neoplasie polmonari: le campagne screening possono servire

Prof. Etienne Lemarié, pneumologo (Clinica Ospedaliera Universitaria di Tours, Francia)

Il Prof. Etienne Lemarié, pneumologo della Clinica ospedaliera universitaria di Tours (Francia) è all’ATS 2005 per parlare della realtà francese: ogni anno Oltralpe fanno la loro comparsa 28.000 nuovi casi di neoplasia polmonare. La sopravvivenza a 5 anni è pari al 12-15%. La fascia dei 50-65 anni è la più interessata, con una tendenza a un’insorgenza in età più precoce, specie tra le donne. È in questa popolazione che il numero di neoplasie polmonari aumenta in maniera esponenziale, mentre nell’uomo le cifre restano stabili. A lui congressomedico.it ha posto cinque quesiti.

congressomedico.it: In Francia si fanno molte campagne di screening delle neoplasie − mammella, colon −, ma non per il polmone. Per quale motivo?

Prof. E. Lemarié: Negli anni ’80, numerosi studi hanno valutato l’efficacia della radiologia polmonare nell’identificazione precoce delle neoplasie polmonari mostrando, alcuni, che era effettivamente possibile rallentare alcune neoplasie in uno stadio precoce, ma che il soggetto non ne traeva beneficio in termini di speranza di vita. Ecco perché negli anni ’90, lo screening radiologico è stato abbandonato.

congressomedico.it: Il problema è nello screening stesso o nell’apparecchiatura?

Prof. E. Lemarié: Studi piloti, basati soprattutto su fumatori con più di cinquant’anni di età, evidenziano che la TAC toracica permette di individuare noduli polmonari, cioè delle piccole lesioni di 3-20 mm, alcune delle quali certamente neoplastiche. Ma, nuovamente, non è noto se il soggetto ne tragga vantaggio.

congressomedico.it: Quindi, non si sa ancora se lo screening abbia un interesse di salute pubblica...

Prof. E. Lemarié: No, ma il solo modo per saperlo è condurre uno studio randomizzato nel quale il 50% dei soggetti venga sottoposto a TAC e l’altra metà no.

congressomedico.it: È una ricerca che si inizierà in Francia?

Prof. E. Lemarié: È in corso uno studio negli Stati Uniti con 50.000 fumatori con età superiore ai 50 anni. Altri studi stanno per iniziare in Olanda e Danimarca. In Francia vi è un progetto: lo studio si baserebbe su 40.000 soggetti, metà dei quali verrebbe sottoposta a TAC ogni anno per cinque anni, l’altra a una radiografia toracica.

congressomedico.it: Quale cifra convaliderebbe l’utilità di una campagna di screening?

Prof. E. Lemarié: L’unico dato significativo sarebbe mostrare che grazie alla TAC è stato possibile salvare delle vite.

 
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