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International Conference
of the American Thoracic Society
San Diego - California
23-25 maggio 2005

23 maggio

TBC
La tubercolosi: 8 milioni di persone la contraggono ogni anno

 

All’ATS 2005 si è discusso molto di tubercolosi: quasi 200 i documenti presentati, fra relazioni e poster dedicati alla ricerca, alle terapie, ai test, alla valutazione delle componenti socioeconomiche della patologia.

La tubercolosi è la seconda malattia infettiva più comune al mondo ed è la maggiore causa di morte per i pazienti affetti da AIDS. Ogni anno 8 milioni di persone contraggono la malattia che causa 1,6 milioni di morti (dati OMS Fact Sheet No 104 Revised August 2002, OMS Report 2003), nonostante da oltre cinquant’anni sinao a disposzione cure e vaccini. È stimato che nel 2010 ci saranno 10 milioni di casi di tubercolosi; ogni secondo una persona è infettata; uccide nel mondo una persona ogni quindici secondi (dati TBalliance.org), l’80% delle vittime ha un'età tra i 15 e 49 anni; il 95% delle persone contagiate e il 98% dei deceduti vive in paesi a basso reddito; negli ultimi dieci anni del secolo scorso i casi sono aumentati del 20%. Nei prossimi quindici anni vi saranno altri trenta milioni di morti di tubercolosi (dati OMS, Fact Sheet No 104 Revised August 2002 ). L'incidenza globale della tubercolosi sta crescendo all'incirca di uno 0,4%/anno, ma molto più velocemente nell'Africa subsahariana e nella ex Unione Sovietica (dati OMS Report 2003 Global Tuberculosis Control Surveillance, Planning, Financing).

Il bacillo (BK), il più delle volte, viene distrutto dal sistema immunitario e non determina patologia; si tratta della prima infezione. Negli immunodepressi, invece, quali i soggetti affetti da AIDS, le persone anziane o con diabete, il BK troverà un terreno favorevole dove svilupparsi e scatenane la patologia. Esso imperversa anche tra le popolazioni svantaggiate.

In Italia, i migliori dati sulle caratteristiche cliniche e microbiologiche della malattia tubercolare provengono dallo Studio Multicentrico Italiano sulle Resistenze ai farmaci Antitubercolari, uno studio prospettico partito nel 1995 e che copre una porzione significativa di tutti i casi di tubercolosi curati nel nostro pese. Dal report sui dati del 1998 dello SMIRA Group risulta che di tutti i casi registrati il  

61,7% è composto da soggetti di sesso maschile, il 28,2% da immigrati col 76,6% dei casi di primo accertamento. L'86,4% dei casi è dato da casi di tubercolosi polmonare, l'11,4% extrapolmonare e il 2,2% sia polmonare che extrapolmonare. I fattori di rischio più frequenti tra gli italiani sono storia di contatto recente, diabete e abuso di alcool, mentre più importanti tra gli immigrati risultano l'infezione da HIV e il contatto recente. La maggior parte degli immigrati proveniva da Africa e Sudamerica, con un periodo di permanenza in Italia superiore a 24 mesi. Il 46% dei casi risulta BK positivo all'espettorato, con un 30% di resistenze provate sulle colture (2,3% alla sola rifampicina, 11,4% a rifampicina e isoniazide più o meno altri farmaci). Il successo terapeutico si raggiunge nell'83% dei casi; mentre la maggiore percentuale di morti per tubercolosi è registrata tra gli italiani di età avanzata, verosimilmente a causa delle comorbilità legate all'invecchiamento. Altro problema della gestione della tubercolosi nel nostro paese è quello dello screening e del trattamento degli immigrati, tra i quali l'incidenza della malattia è circa 8 volte quella registrata negli italiani, come dimostrato da un recente studio di Codecasa e coll . Lo stesso studio riporta che la trasmissione della malattia alla popolazione locale è solo episodica.
Altro aspetto a cui è stata dato risalto negli ultimi anni è quello della tubercolosi da germi multiresistenti (resistenti cioè a rifampicina e isoniazide più o meno altri farmaci antitubercolari) , che nel nostro paese sembra avere un'incidenza compresa tra il 5,2% registrato nel 1995 e l'11,2% del 1998. La prognosi peggiore, le difficoltà nel reperimento dei farmaci di seconda linea e gli alti costi e problemi gestionali, ne fanno forse l'aspetto più inquietante della malattia causata dal M. tuberculosis oggi in Italia.

 

Due gli studi al riguardo presentati da ricercatori e medici italiani all’ATS 2005: quello di D. Goletti et al., e quello di G. Ferrara et al., dedicati all’applicazione di due precise tecniche diagnostiche, entrambe basate sull’identificazione di linfociti T specifici per antigeni tubercolari: il test Elispot e il testQuantiFERON-TB; tecniche sono dotate di sensibilità e specificità maggiori rispetto al test cutaneo tubercolinico, e che possono dunque migliorare l’efficacia della diagnosi e del trattamento dell’infezione tubercolare latente, apportando un decisivo contributo per raggiungere l’obiettivo dell’individuazione ed eliminazione della tubercolosi.

Giorgio Aches

 
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