DA CAPIRE
Il sitaxsentan per il trattamento dell’ipertensione arteriosa

Prof. Robyn J. Barst,
New York |
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Negli Stati Uniti l’ipertensione arteriosa polmonare (PAH, pulmonary arterial hypertension) colpisce circa 50.000 soggetti, e solo 15.000 circa di essi ricevono una diagnosi e un trattamento. Le cause sono sconosciute o sono conseguenti ad altre patologie che provocano una riduzione del flusso ematico nei polmoni, quali lo sclerodermia, l’HIV e il lupus. Tra i sintomi della patologia vi sono l’affaticamento, la riduzione della capacità respiratoria sotto sforzo, toracalgie e vertigini. Se non viene trattata, può avere una sopravvivenza media di soli 3 anni dalla diagnosi.
Per il trattamento della PAH, al meeting 2005 dell’American Thoracic Society sono stati presentati dati aggiuntivi sullo STRIDE-2, il secondo studio clinico randomizzato di fase III sul sitaxsentan. La presentazione dei dati è avvenuta nel corso di una sessione orale (Pulmonary Arterial Hypertension: future therapeutic options and their impact on treatment objectives) di Robyn J. Barst, professoressa di pediatria presso il Columbia University College of Physicians and Surgeons, e Direttore del New York Presbyterian Hospital Pulmonary Hypertension Center.
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“Il sitaxsentan ha raggiunto l’endpoint primario dello STRIDE-2” ha detto la Prof.ssa Barst, “cioè il prolungamento della distanza di una camminata di sei minuti” (6 MW). Il gruppo trattato con 100 mg di sitaxsentan ha mostrato un aumento statisticamente significativo di 31,4 metri rispetto al placebo (p=0,03). Il bosentan ha aumentato il 6MW rispetto al placebo di 29,5 metri (p=0,05). A 18 settimane, i soggetti trattati con 100 mg di sitaxsentan sembravano in media per continuare a migliorare, rispetto alla 12a settimana, mentre quelli trattati con bosentan dopo la 12a settimana tendevano a peggiorare. La terapia con 100 mg di sitaxsentan ha migliorato la classe funzionale WHO rispetto al placebo (p=0,04), mentre ciò non è avvenuto con il bosentan.
La Prof.ssa Barst ha anche riferito “dell’epoca del primo peggioramento clinico, nel quale il sitaxsentan tendeva a mostrare dei vantaggi sia sul bosentan sia sul placebo” (rispettivamente p=0,08 e p=0,08). È stata inoltre valutata la dose di 50 mg di sitaxsentan, per esaminare l’estremità inferiore della curva dose-risposta, ma non è stata raggiunta la significatività statistica rispetto al placebo, e l’azienda non prevede di cercare di ottenere la registrazione per questo dosaggio, negli adulti.
La dose di 100 mg di sitaxsentan è stata associata a una percentuale del 3% di anomalie della funzione epatica nelle 18 settimane dello studio, rispetto all’11% del bosentan e al 6% del placebo. Le alterazioni degli enzimi epatici sono scomparse in tutti i casi di terapia con sitaxsentan e bosentan.
Tra i più frequenti effetti collaterali verificatisi nei soggetti trattati con sitaxsentan, che si sono rivelati più frequenti che nei soggetti trattati con placebo: cefalea, edema, nausea, infezioni del tratto respiratorio superiore, vertigini, insonnia, nasofaringiti e congestione nasale. Il sitaxsentan inibisce il metabolismo del warfarin, per cui occorre una dose ridotta dell’anticoagulante in caso di somministrazione contemporanea con il sitaxsentan. Per il sitaxsentan nelle prossime settimana verrà richiesta autorizzazione al commercio alla Food and Drug Administration.
Anna Grasso
Lo STRIDE-2
Lo STRIDE-2 è stato uno studio di 18 settimane di fase III, randomizzato e controllato in doppio cieco verso placebo, con un braccio in aperto con bosentan, sulla sicurezza e l’efficacia del sitaxsentan nei soggetti affetti da PAH. I soggetti sono stati randomizzati per ricevere uno dei quattro trattamenti: 50 mg di sitaxsentan una volta/die; 100 mg sitaxsentan una volta/die; placebo una volta/die; o bosentan due volte/die. Sono stati complessivamente arruolati 246 soggetti presso 55 centri del Nordamerica, dell’Europa, di Israele e dell’Australia. |
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