FIBROSI POLMONARE IDIOPATICA
L’interferone gamma-1b per la fibrosi polmonare idiopatica
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All’ATS 2005 sono stati presentati i risultati di un’analisi sulla terapia a lungo termine con interferone gamma-1b in soggetti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (IPF). La IPF è una patologia disabilitante con possibile esito mortale, che negli Stati Uniti colpisce circa 80.000 soggetti, con circa 30.000 nuovi casi ogni anno. I soggetti ai quali viene posta diagnosi di IPF hanno solitamente un’età compresa tra i 50 e i 70 anni, e la patologia tende a colpire più i soggetti di sesso maschile che femminile. Provoca flogosi e cicatrici (fibrosi) nei polmoni, ostacolando la capacità di processare l’ossigeno, riducendo la capacità respiratoria (dispnea) e provocando tosse. L’IPF è una patologia che progredisce con il tempo: i polmoni si cicatrizzano e aumenta la severità dei sintomi. Nei soggetti con IPF il periodo medio di sopravvivenza dalla diagnosi oscilla tra i 2 e i 5 anni e, sempre negli USA, non esistono attualmente farmaci approvati dalla FDA per il trattamento.
Tra i molti dati presentati all’ATS 2005 vi sono quelli di una ricerca promossa da ricercatori indipendenti che ha valutato l’tilizzo a lungo termine dell’interferone gamma-1b in soggetti affetti da IPF; di una metanalisi condotta per stabilire se il trattamento con interferone gamma-1b prolunga la sopravvivenza nei soggetti affetti da IPF; i risultati riguardanti l’utilizzo del Composite Pulmonary Index (CPI) nella prognosi di mortalità in soggetti con IPF; e i risultati preclinici in merito al meccanismo d’azione dell’interferone gamma-1b nell’IPF.
Utilizzo a lungo termine dell’interferone gamma-1b in soggetti affetti da IPF
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Per valutare gli outcome dell’utilizzo a lungo termine dell’interferone gamma-1b in soggetti affetti da IPF, i ricercatori della Vanderbilt University di Nashville (USA) hanno presentato i dati di uno studio che ha analizzato i dati riguardanti l’efficacia e la sicurezza tratti da 70 soggetti che hanno portato a termine il GIPF-001, uno studio randomizzato e controllato con placebo, in fase III, sull’interferone gamma-1b, e il GIPF-004, uno studio in aperto di 48 settimane sulla sicurezza. Sottoposta a trattamento con interferone gamma-1b mediamente per 2,5 anni, la coorte di 70 soggetti ha mostrato una funzione polmonare relativamente stabile come valutato dalle tre misure standard della progressione della patologia. La percentuale media pronosticava una capacità vitale forzata (FVC) e un DLCO ridotti, entrambi, del 5% e il gradiente medio alveolo arterioso aumentato di 2 mmHg.Si sono verificati eventi avversi severi in 29 soggetti (41%), per 10 dei quali (14%) è stata ritenuto possibile o probabile un legame con l’interferone gamma-1b. In 20 soggetti (29%) si sono verificati ventisette eventi respiratori severi avversi, per sette (10%) dei quali è stata ritenuta possibile una relazione con l’interferone gamma-1b. Durante le prime 8 settimane di trattamento non sono stati riferiti problemi respiratori né eventi respiratori severi. Gli autori hanno concluso che i risultati sulla sicurezza corrispondono a quelli dei report pubblicati di studi randomizzati e controllati sull’interferone gamma-1b nell’IPF.
Terapia con interferone gamma-1b nell’IPF: una metanalisi
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Nella sua presentazione, il Dott. Ednan K. Bajwa, ricercatore presso la Harvard Medical School di Boston (USA), ha presentato i risultati di una metanalisi condotta per stabilire se il trattamento con interferone gamma-1b prolunga la sopravvivenza nei soggetti affetti da IPF. Il Dott. Bajwa e i colleghi del Brigham and Women's Hospital e della Harvard Medical School, insieme a ricercatori della Mayo Clinic e del Vancouver General Hospital, hanno “analizzato i dati provenienti da tre studi a lungo termine randomizzati e controllati sull’interferone gamma-1b che hanno arruolato complessivamente 390 soggetti affetti da IPF”. I ricercatori hanno calcolato le differenze nei tassi di sopravvivenza tra il gruppo trattato con interferone gamma-1b e il gruppo di controllo e le hanno messe a confronto con cinque momenti temporali (6 mesi, 1 anno, 18 mesi, 650 giorni e 2 anni). Il risultato è stata l’associazione dell’Interferone gamma-1b con una sopravvivenza complessiva prolungata (p=0,0003): con la valutazione della sopravvivenza riferita a specifici momenti temporali, l’interferone gamma-1b è stato associato a una sopravvivenza significativamente prolungata a 1 anno (p=0,0063), 18 mesi (p<0,0001), 650 giorni (p<0,0001) e 2 anni (p<0,0001). Nonostante in questo abstract non siano stati inseriti i dati in merito alla sicurezza, gli eventi avversi solitamente associati all’utilizzo dell’interferone gamma-1b comprendono cefalea, affaticamento, iperpiressia, mialgia, e brividi.
Associazione tra Composite Pulmonary Index (CPI) e mortalità in uno studio di fase 3 con soggetti affetti da IPF
In un’altra presentazione orale, il Dott. Athol U. Wells, dell’Interstitial Lung Disease Unit del Royal Brompton Hospital di Londra (UK), che ha collaborato nello sviluppo del CPI, ha presentato i dati in merito al valore del CPI nel predire la mortalità. Il Dott. Wells e coll. hanno “utilizzato i dati ricavati da 315 soggetti affettiva IPF che hanno partecipato a un vasto studio di fase III randomizzato e controllato con placebo sull’interferone gamma-1b”. Tali dati” ha detto il Dott. Wells, “suggeriscono che il CPI, facilmente calcolabile grazie a una formula che utilizza i risultati del test sulla funzione polmonare, può costituire un fattore predittivo indipendente di mortalità per i soggetti affetti da IPF”. Il CPI sembra anche predire meglio la sopravvivenza in caso di IPF rispetto alle misure convenzionali, quali i test isolati sulla funzione polmonare. L’analisi dei dati suggerisce anche che, in questo studio, la randomizzazione per l’interferone gamma-1b e le dimensioni della fibrosi polmonare rilevate tramite tomografia sono fattori indipendenti di sopravvivenza.
Anna Grasso
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