MODELLI
Corticosteroidi e corticosteroidi e broncodilatatori
in modelli sperimentali di asma e di BPCO
Negli ultimi anni in molti laboratori sono stati sviluppati modelli sperimentali in vitro e modelli animali in vivo che riproducono le principali caratteristiche funzionali e anatomopatologiche dell’asma e della BPCO. Questi modelli promettono di chiarire i meccanismi cellulari e molecolari che sono alla base di queste due patologie. Inoltre, offrono il vantaggio di poter sperimentare in modo controllato le diverse terapie farmacologiche e di vedere quali sono gli effetti dei farmaci sui diversi aspetti dell’infiammazione e del rimodellamento. All’ATS 2005 sono stati presentati importanti studi che hanno valutato l’effetto di corticosteroidi e della combinazione di corticosteroidi e broncodilatatori in modelli sperimentali di asma e di BPCO.
Il gruppo del Prof. M. Jordana, dell’Università di Hamilton (Canada), ha esaminato l’effetto di budesonide, formoterolo e dell’associazione dei due farmaci sul rimodellamento bronchiale che si sviluppa in topi esposti ad estratto di acaro della polvere, “uno degli allergeni più comuni che possono indurre reazioni asmatiche” ha detto Jordana. Nel loro studio gli autori hanno dimostrato innanzittutto che l’esposizione ad acaro della polvere determina un “rimodellamento bronchiale con deposizione di collagene e aumento degli elementi contrattili nelle vie aeree e che la sospensione dell’esposizione all’allergene non è sufficiente a ripristinare la normale struttura bronchiale”. Inoltre, hanno stabilito che il trattamento con budesonide e con l’associazione di budesonide e formoterolo, sono in grado “di ridurre la deposizione di collagene e la presenza di elementi contrattili nelle vie aeree”.
| Anche la Dott.ssa L. Uller, dell’Università di Lund (Svezia), ha illustrato i risultati di uno studio condotto in un modello animale di infiammazione allergica, “che ha chiaramente dimostrato che la terapia con budesonide e con l’associazione di budesonide e formoterolo sono in grado di ridurre la deposizione di collagene e di proteoglicani (decorina) nelle vie aeree”. In più, lo studio ha dimostrato che la “combinazione dei due farmaci era efficace a dosaggi più bassi da quelli necessari per la sola budesonide”. Inoltre, da un gruppo di ricercatori della stessa università di Lund (X.D. Wang et al.) sono stati confrontati gli effetti di una terapia a dosaggi flessibili di formoterolo e budesonide rispetto a diversi dosaggi fissi della |
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stessa associazione. La terapia flessibile si è dimostrata efficace − in questo studio − nel controllare sia l’ostruzione sia l’infiammazione bronchiale, molto più della terapia a dosaggio fisso. Infatti, la terapia flessibile si è “dimostrata più efficace di una terapia non flessibile che impiegava un dosaggio di budesonide tre volte superiore” hanno detto i ricercatori. Secondo questi studi quindi l’associazione di budesonide e formoterolo sembra avere la potenzialità di inibire il rimodellamento nelle vie aeree ed è efficace con dosaggi di budesonide più bassi rispetto alla sola terapia steroidea.
L’associazione di budesonide e formoterolo è stata valutata (da A.H. Jansson et al.) anche in ratti esposti a LPS (lipopolisaccaride batterico), che viene considerato un modello sperimentale delle alterazioni patologiche che si sviluppano nei pazienti con BPCO. “Mentre i singoli componenti avevano un leggero effetto antinfiammatorio nei ratti esposti a basse dosi di LPS, soltanto la combinazione di formoterolo e budesonide aveva un effetto significativo in ratti esposti ad alte dosi di LPS” hanno sottolineatoJansson. Infatti, la combinazione dei due armaci riduceva non soltanto l’edema e il numero di cellule infiammatorie, ma anche “gli indici di iperinsufflazione polmonare, che è una delle alterazioni funzionali più importanti nei pazienti con BPCO, perché costringe a respirare in condizioni sfavorevoli e aggrava la sensazione di dispnea”.
Simonetta Baraldo
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