CARCINOMA DELLA PROSTATA
L’impatto dei SERM sull’evoluzione delle lesioni precancerose
L’inibizione dei recettori estrogenici potrebbe avere un impatto sull’evoluzione delle neoplasie intraepiteliali prostatiche. Lo studio è stato presentato all’ASCO

David Price, Shreveport, Louisiana |
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Il trattamento delle neoplasie intraepiteliali prostatiche (PIN) costituisce una problematica frequente che impone un controllo bioptico ravvicinato, senza, a tutt’oggi, possibilità terapeutiche note in grado di influire sulla storia naturale della patologia (il 30% dei soggetti la sviluppa a 1 anno). È in questo contesto che David Price, urologo a Shreveport (Louisiana, USA) ha presentato i risultati di uno studio di fase IIb, randomizzato, in doppio cieco, relativo a un SERM, il toremifene, verso placebo (abstract # 1003).
Il dr. Price ha studiato l’incidenza dei carcinomi della prostata nei soggetti affetti da neoplasia intraepiteliale di grado elevato alla biopsia prostatica trattati con toremifene o placebo. 514 di essi sono stati randomizzati in quattro bracci; i primi tre sono stati trattati con toremifene per os a tre diversi dosaggi (20, 40, o 60 mg), il quarto con placebo.
Il trattamento è proseguito per un anno, durante il quale i soggetti sono stati sottoposti a biopsia in due momenti successivi: a 6 e a 12 mesi, con almeno 8 prelievi ogni volta. A un anno, l’incidenza cumulativa di carcinoma della prostata era del 31,2% nel gruppo placebo vs 24,4% nel gruppo trattato con 20 mg di toremifene, pari a una riduzione del rischio di carcinoma prostatico del 48% (p<0,05). Anche negli altri due gruppi si è evidenziata una riduzione del rischio, che non è risultata tuttavia significativa.

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Il toremifene è stato generalmente ben tollerato; gli effetti collaterali si sono equivalsi nei gruppi trattati e nel gruppo di controllo, ad eccezione dell’affaticamento, lievemente superiore nel gruppo in trattamento ormonale (5% rispetto al solo 3% nel gruppo placebo).
Per il ricercatore dello studio, è troppo presto per trarre delle conclusioni generali su tali risultati, che sono tuttavia molto incoraggianti e aprono la strada a una chemioprevenzione efficace per queste frequenti lesioni precancerose.
Stefano Olivri
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