INIBIZIONE DEI RECETTORI HER2
Risultati promettenti della terapia adiuvante
L’inibizione dei recettori HER2 nel carcinoma della mammella in stadio precoce è stata al centro di tre importanti studi riferiti nel corso
dell’ASCO 2005

Gabriel Horobagyi, Houston |
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Lo studio randomizzato HERA (HERceptin Adjuvant) aveva quale obiettivo la valutazione del ruolo del trastuzumab come terapia adiuvante nelle donne affette da carcinoma mammario in stadio precoce, HER-2 positivo, trattato precedentemente con chemioterapia adiuvante prima e dopo l’intervento chirurgico, ed eventualmente radioterapia.
Fino ad ora sono stati randomizzati 5090 soggetti per un trattamento con trastuzumab per 12 o 24 mesi, alla dose di 6 mg/kg ogni 3 settimane (dopo una dose carico di 8 mg/kg), o per essere semplicemente tenuti sotto osservazione. Nello studio sono state arruolate donne con o senza coinvolgimento linfonodale; i risultati dell’analisi intermedia hanno evidenziato, rispetto al gruppo in osservazione, una riduzione significativa pari al 46% del rischio di recidiva a 2 anni nei due gruppi trattati con trastuzumab (HR: 0,54 - IC 95%: 0,43–0,67; p<0,0001).

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Fino ad ora sono stati confrontati solo i risultati tra i gruppi trattati e il gruppo in osservazione, non essendo ancora disponibile il confronto dei risultati dei due trattamenti con trastuzumab con durata differente, così come non sono ancora disponibili i risultati riguardanti la sopravvivenza complessiva a 1 anno.
Questi dati sono da confrontare con i risultati intermedi, presentati simultaneamente, di due altri studi nordamericani in corso attualmente, anch’essi realizzati con trastuzumab come trattamento adiuvante: lo studio NSABP-B31 (National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project), partito nel marzo 2000 e che ha arruolato 2085 soggetti, e lo studio NCCTG (North Central Cancer Treatment Group), iniziato nel giugno 2000, con 3406 soggetti.
Entrambi questi studi hanno valutato, in donne in stadio precoce HER-2 positivo, l’associazione doxorubicina/ciclosfamide (AC) in seguito a un trattamento con schemi differenti di paclitaxel, associando o meno trastuzumab.

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I risultati associati di questi due studi, basati su 3300 soggetti, hanno evidenziato una riduzione significativa del 52% del rischio di recidiva, nonché una riduzione del 33% del rischio di mortalità a 4 anni (p=0,015).
Va notato che, in termini di tollerabilità, l’incidenza di scompenso cardiaco (transitorio o permanente) è risultata più elevata nei gruppi trattati con trastuzumab (3%); l’incidenza dello scompenso cardiaco aumentava con l’età dei soggetti e in base alla condizione cardio-vascolare preesistente.
Per Martine Piccard, principale ricercatore dello studio HERA, questi risultati rafforzano l’importanza del blocco dei recettori HER2 e i suoi benefici indipendentemente dallo stadio della patologia.
Domenico Trivialco
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