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ASCO 2005
40° Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology
Orlando (USA), 15-17 maggio 2005

16 maggio

INIBIZIONE DEI RECETTORI HER2
Risultati promettenti della terapia adiuvante

L’inibizione dei recettori HER2 nel carcinoma della mammella in stadio precoce è stata al centro di tre importanti studi riferiti nel corso
dell’ASCO 2005


Gabriel Horobagyi, Houston
 

Lo studio randomizzato HERA (HERceptin Adjuvant) aveva quale obiettivo la valutazione del ruolo del trastuzumab come terapia adiuvante nelle donne affette da carcinoma mammario in stadio precoce, HER-2 positivo, trattato precedentemente con chemioterapia adiuvante prima e dopo l’intervento chirurgico, ed eventualmente radioterapia.

Fino ad ora sono stati randomizzati 5090 soggetti per un trattamento con trastuzumab per 12 o 24 mesi, alla dose di 6 mg/kg ogni 3 settimane (dopo una dose carico di 8 mg/kg), o per essere semplicemente tenuti sotto osservazione. Nello studio sono state arruolate donne con o senza coinvolgimento linfonodale; i risultati dell’analisi intermedia hanno evidenziato, rispetto al gruppo in osservazione, una riduzione significativa pari al 46% del rischio di recidiva a 2 anni nei due gruppi trattati con trastuzumab (HR: 0,54 - IC 95%: 0,43–0,67; p<0,0001).


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Fino ad ora sono stati confrontati solo i risultati tra i gruppi trattati e il gruppo in osservazione, non essendo ancora disponibile il confronto dei risultati dei due trattamenti con trastuzumab con durata differente, così come non sono ancora disponibili i risultati riguardanti la sopravvivenza complessiva a 1 anno.

Questi dati sono da confrontare con i risultati intermedi, presentati simultaneamente, di due altri studi nordamericani in corso attualmente, anch’essi realizzati con trastuzumab come trattamento adiuvante: lo studio NSABP-B31 (National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project), partito nel marzo 2000 e che ha arruolato 2085 soggetti, e lo studio NCCTG (North Central Cancer Treatment Group), iniziato nel giugno 2000, con 3406 soggetti.

Entrambi questi studi hanno valutato, in donne in stadio precoce HER-2 positivo, l’associazione doxorubicina/ciclosfamide (AC) in seguito a un trattamento con schemi differenti di paclitaxel, associando o meno trastuzumab.


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I risultati associati di questi due studi, basati su 3300 soggetti, hanno evidenziato una riduzione significativa del 52% del rischio di recidiva, nonché una riduzione del 33% del rischio di mortalità a 4 anni (p=0,015).

Va notato che, in termini di tollerabilità, l’incidenza di scompenso cardiaco (transitorio o permanente) è risultata più elevata nei gruppi trattati con trastuzumab (3%); l’incidenza dello scompenso cardiaco aumentava con l’età dei soggetti e in base alla condizione cardio-vascolare preesistente.

Per Martine Piccard, principale ricercatore dello studio HERA, questi risultati rafforzano l’importanza del blocco dei recettori HER2 e i suoi benefici indipendentemente dallo stadio della patologia.

Domenico Trivialco

 
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