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ASCO 2005
40° Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology
Orlando (USA), 15-17 maggio 2005

15 maggio

VACCINO ANTINICOTINA
La verifica di un’ipotesi


 

Può un vaccino volto a creare degli anticorpi antinicotina migliorare l’efficacia della disassuefazione al tabacco? I dati presentati durante l’ASCO 2005 consentono di crederci

Un’équipe svizzera è lanciata nella realizzazione e nella valutazione di un vaccino terapeutico volto a “guarire” dalla dipendenza dalla nicotina. Il programma è semplice: provocare la formazione di anticorpi specifici che mirino a neutralizzare la nicotina circolante e il suo passaggio attraverso i recettori nicotinici cerebrali, all’origine della dipendenza farmacologica. A tal fine, una particella di origine virale è stata unita a una molecola di nicotina modificata per creare un complesso altamente immunogeno, detto Cytos002-NicQb (abstract # 1008).

Durante questa edizione dell’ASCO sono stati presentati i risultati di due studi, uno di fase I e uno di fase II: lo studio di fase I ha arruolato 40 volontari sani sottoposti a due iniezioni del vaccino; il 100% di essi ha reagito sviluppando anticorpi neutralizzanti antinicotina. In termini di tollerabilità, al 93% delle iniezioni ha fatto seguito una sindrome pseudo-influenzale transitoria.


 

Lo studio di fase II ha arruolato 300 soggetti fumatori dipendenti che non assumevano alcun sostituito nicotinico, e che sono stati randomizzati per ricevere il vaccino (1 iniezione al mese per 5 mesi) o placebo. Dopo un follow-up di 6 mesi non è stata complessivamente evidenziata alcuna differenza tra il gruppo del vaccino e quello del placebo (32% vs 28% di astinenza a 6 mesi), ma è stata osservata un’importante differenza nel gruppo con il tasso più alto di anticorpi. In questo gruppo (1/3 della popolazione dello studio) la percentuale di astinenza era pari al 57%, una differenza estremamente significativa dal punto di vista statistico rispetto al gruppo del placebo

Secondo Jacques Cornuz, il ricercatore principale dello studio, “questi risultati convalidano la nuova ipotesi, e ora si deve lavorare all’ottimizzazione della risposta antigenica per riprodurre gli ottimi risultati osservati nel gruppo ad elevato tasso anticorpale”.

Piero Casabianca

 
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