MIELOMA MULTIPLO
Le novità di un farmaco “vecchio”
All’ASCO il talidomide conferma le sue potenzialità nel trattamento di prima linea del mieloma multiplo
Il talidomide ha dimostrato un’attività certa nel trattamento delle recidive del mieloma multiplo; è quindi naturale valutarne gli effetti come trattamento di prima linea (abstract # LBA6502).
Il protocollo dello studio, riferito all’ASCO 2005 dall’équipe di Bart Barbogie, ha arruolato 668 soggetti che presentavano un mieloma di nuova diagnosi, trattati seguendo il protocollo denominato “Total Therapy 2”, che prevede l’associazione di una chemioterapia d’induzione intensiva seguita da un doppio autotrapianto. I soggetti sono stati randomizzati per ricevere, fin dall’inizio del trattamento e in maniera continua, talidomide (323 soggetti) o placebo (345 soggetti).
I due principali risultati dello studio sono stati il miglioramento del tasso di remissione e la riduzione del rischio di recidiva. Dopo un follow-up medio di 35 mesi, il 62% dei soggetti trattati con talidomide era in remissione completa, rispetto al 43% dei non trattati (p<0,001), e la sopravvivenza a 5 anni in assenza di eventi era del 55% verso il 40% a favore del talidomide (p=0,029). Un tale vantaggio in termini di controllo della patologia non ha però influenzato la sopravvivenza complessiva, rimasta identica nei due gruppi (68% vs 63%).
Per quanto riguarda la tollerabilità, gli effetti secondari riferiti specifici del talidomide sono stati: trombosi venose profonde (34% vs 16%), neuropatia sensitiva (12% vs 4%) e neuropatia motoria (21% vs 13%).
Secondo Bart Barlogie, uno dei principali esperti mondiali sull’argomento, “i risultati evidenziati dallo studio superano quelli dei lavori presentati fin’ora, e rappresentano una speranza concreta per gli individui affetti da mieloma multiplo”.
Piero Casabianca
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