CARCINOMA PANCREATICO
La gemcitabina allarga il suo spettro d’azione

Peter Neuhaus, Berlin |
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La gemcitabina, generalmente utilizzata nel trattamento dei soggetti affetti da carcinoma inoperabile del pancreas, potrebbe essere efficace, come chemioterapia adiuvante, anche nei soggetti sottoposti a resezione chirurgica
Fino ad ora, nessuno studio consentiva di concludere a favore dell’esistenza di un beneficio della chemioterapia adiuvante con gemcitabina in seguito a intervento chirurgico di exeresi di un carcinoma del pancreas. Lo studio condotto da Peter Neuhaus (Charity University Medical School di Berlino) si proponeva pertanto di colmare tale lacuna, valutando l’efficacia e la tossicità legate alla somministrazione di questa molecola a soggetti affetti da carcinoma del pancreas operabile (abstract # LBA4013).
I soggetti sottoposti a intervento chirurgico sono stati randomizzati, nelle sei settimane successive, in due gruppi: uno (179 soggetti) è stato trattato con 1 mg/m2 di gemcitabina ogni mese nei giorni 1, 8 e 15, per un periodo di 6 mesi; l’altro (177 soggetti) è stato sottoposto a semplice controllo, analogo a quello del primo gruppo, ma in assenza di chemioterapia.
L’obiettivo principale dello studio era la valutazione della sopravvivenza senza progressione, mentre gli obiettivi secondari comprendevano la sopravvivenza complessiva e gli effetti collaterali nei due gruppi.
368 soggetti sono stati arruolati nello studio, tra il luglio 1998 e il dicembre 2004. L’analisi dei risultati, effettuata dopo il 28 febbraio 2005, a seguito del verificarsi di 243 eventi (68%), consente al momento di concludere che esiste una differenza significativa tra i due gruppi di pazienti per quanto riguarda la sopravvivenza media senza progressione: 14,2 mesi per i soggetti trattati con gemcitabina verso 7,5 mesi per gli altri, ovvero quasi il doppio
Gli effetti indesiderati dovuti al trattamento comprendono leucopenia (8,4% verso 0%), trombocitopenia (2,8% verso 0%), diarrea (2,2% verso 1,1%) e nausea (4,5% verso 0,6%). Si tratta di risultati promettenti, ma è ancora troppo presto perché tale strategia venga consigliata nella pratica corrente. I risultati definitivi di questo studio verranno pubblicati solo alla fine del 2005.
Durante l’ASCO 2005 la gemcitabina è stata oggetto anche di un’altra comunicazione in sessione plenaria (abstract # 1), questa volta relativa ai carcinomi del pancreas in evoluzione; i risultati ottenuti sembrerebbero migliori in associazione con un inibitore recettoriale della tirosina chinasi, l’erlotinib.
Questo studio di fase III è stato condotto da un team canadese di Toronto (M. Moore, del Princess Margaret Hospital). Sono stati arruolati 569 soggetti, 485 dei quali deceduti al momento dell’analisi. La sopravvivenza complessiva era diversa nei due gruppi di pazienti, ed era a favore dell’ erlotinib; il tasso di sopravvivenza a un anno era del 24% in questo gruppo, contro il 17% nel gruppo trattato con sola gemcitabina. Anche la sopravvivenza senza progressione presentava un miglioramento significativo nel gruppo dell’erlotinib. Quanto alle percentuali di controllo tumorale, erano rispettivamente del 57% con l’erlotinib associato a gemcitabina verso il 49% nel gruppo trattato con l’associazione di gemcitabina + placebo.
Relativamente agli effetti collaterali del trattamento, l’utilizzo dell’erlotinib si associava a un aumento dei casi di tossicità di grado 1,2: rash cutanei, diarrea e tossicità ematologica. Nei due bracci dello studio, i casi di tossicità di grado 3,4 erano identici. Al momento lo studio prosegue con l’analisi immuno-istochimica di 170 campioni tumorali.
Massimo Fiorito
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