COMUNICARE È IMPORTANTE
Tra esigenze del paziente e nuove tecnologie:
come può e deve comunicare il cardiologo
All’ANMCO 2005 ampio spazio all’importanza di una adeguata cultura della comunicazione medico-paziente, risposta concreta ai nuovi bisogni del cittadino

Francesco Bovenzi |
|
Un minimaster e un corso per fare bagaglio di sapere e saper fare, per imparare ad aprirsi allo scambio, alla relazione col paziente. In sintesi: per comunicare. È questo uno dei temi forti del XXXVI congresso ANMCO, illustrato dal vicepresidente Francesco Bovenzi.
“Comunicare è mettere qualcosa in comune con qualcuno” ha detto il Dott. Bovenzi, “ed è di per sé un momento formativo, uno strumento strategico per il medico, una risorsa che si fonda su una competenza specifica, e che richiede consapevolezza”. Perché se il cardiologo “è bravo ad auscultare un cuore” ha proseguito Bovenzi, “deve saperci parlare e comprendere le parole che quello utilizza”.
Quello lanciato dall’ANMCO è dunque un primo passo verso un obiettivo ambizioso, rappresentato da quella che il Dott. Bovenzi ha definito “difesa dell’umanizzazione di una medicina che sta cambiando sotto i nostri occhi, spesso troppo tecnicistica e autoreferenziale, e che non deve invece dimenticare la straordinaria quanto irripetibile unicità del rapporto medico-paziente”.
Il concetto di base che anima i lavori dell’ANMCO 2005 è così quello di trovare una nuova, adeguata cultura della comunicazione: “Il rischio è che le nuove tecnologie” ha ricordato Bovenzi, “sempre più avanzate, come accade in cardiologia, si sostituiscano alla centralità della figura del medico, che è e deve rimanere l’unico interprete del complesso flusso di informazioni prodotto sia dalle nuove metodiche sia dai comportamenti clinici”. D’altra parte, non bisogna dimenticare che la salute è e resta un diritto fondamentale della persona, un patrimonio della collettività, e l’esercizio del cittadino all’esercizio del suo diritto implica la sua |
|
 |
partecipazione alle decisioni che lo riguardano.
“Se i bisogni di salute del cittadino fondano il loro razionale nel desiderio di scelte immediate, pragmatiche, ma spesso improprie, perché non guidate dall’appropriatezza” ha detto Bovenzi, “è perché la comunicazione non è corretta. Si rischia cioè di bypassare il medico, impoverendo quel suo ruolo storico di esperto della salute, di custode di atti umani fra uomini. Senza dimenticare che non esiste una sola malattie, ma tante malattie, quanti sono i soggetti che essa colpisce: ogni malattia ha una sua propria specificità che la rende non uguale per tutti”.
L’ANMCO cerca così di circoscrivere una disinformazione sempre più diffusa, sostenendo per contro una comunicazione forte, capace di orientare gli stili di vita dei cittadini, di indicare i comportamenti più corretti in tema di prevenzione di diagnosi e di cura, di riaffermare la fiducia e la consapevolezza dei ruoli. “Una comunicazione umanizzata e umanistica” ha rimarcato il Dott. Bovenzi, “che obbliga istituzioni, medici e società scientifiche a riqualificare il dialogo interno ed esterno sui tempi della cura e della salute, liberandolo da quelle interferenze che troppo spesso sono incapaci di dare il senso vero alla parola salute”. E ha aggiunto: “Comunicare non è solo trasmettere conoscenze e informazioni, ma anche modelli comportamentali, è istituire priorità e consuetudini che possono incidere positivamente sulla vita dei soggetti coinvolti”. Se nell’attuale rapporto medico-paziente si può cogliere una uno sbilanciamento a favore della componente scientifico-tecnologica, questo va corretto verso la componente più propriamente umana e relazionale.
“Per tale ragione” ha concluso il Dott. Bovenzi, “l’ANMCO non solo auspica, ma si adopera per riaffermare un rapporto medico-paziente fondato sull’ascolto e sulla comprensione, il solo capace di garantire una efficiente e omogenea assistenza ed educazione alla salute. Le nuove strategie comunicative, che metteremo a punto, cercheranno di rispondere alle esigenze di tutti, accrescendo le consapevolezze, aiutando a superare timori e paure, e soprattutto sapranno rafforzare il rapporto di fiducia che deve intercorre fra istituzioni sanitarie, cardiologi e cittadini-pazienti”.
Angelo Nicoletti
|