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13 novembre

LATE-BREAKING CLINICAL TRIALS
In via ufficiosa: la pressione arteriosa rilevata al braccio potrebbe non riflettere quella vicina al cuore


Bryan Williams, UK
 

I farmaci in grado di ridurre la pressione arteriosa rilevata al braccio possiedono effetti diversi sulla circolazione paracardiaca, secondo quanto affermato da alcuni ricercatori durante la sessione dei late-breaking clinical trials del congresso dell’American Heart Association 2005.

“Questo studio ha dimostrato, per la prima volta per un vasto trial di outcome clinici, che i farmaci antipertensivi possiedono effetti profondamente diversi sulla pressione aortica centrale e sull’emodinamica, malgrado un impatto simile sulla pressione arteriosa brachiale”, ha affermato Bryan Williams (Department of Cardiovascular Sciences della University of Leicester, UK).  “I risultati di questo studio sono netti, sensazionali e potenzialmente di grande importanza. Potrebbero anche spiegare il motivo per cui alcuni tipi di trattamento antipertensivo sembrano maggiormente efficaci di altri”.

Williams è il principal investigator del “Differential Impact — Principal Results of the Conduit Artery Function Evaluation (CAFE) Study in ASCOT”.

I medici misurano abitualmente la pressione utilizzando il familiare manicotto gonfiabile, ai fini della diagnosi e del monitoraggio dell’ipertensione arteriosa.

“La maggior parte degli studi valutano l’efficacia dei farmaci antipertensivi misurando la pressione arteriosa al braccio, assumendo che tali valori siano rappresentativi degli altri distretti corporei (encefalo, cuore, ecc.)” ha affermato Williams. “Noi abbiamo considerato la possibilità che tipi diversi di trattamento potessero avere effetti diversi sulla pressione arteriosa delle arterie principali, persino in caso di apparente parità di valori pressori al braccio” ha continuato.

In questo studio, i ricercatori hanno misurato la pressione aortica centrale — la pressione nelle arterie principali adiacenti al cuore — utilizzando il sistema non invasivo Sphygmocor, approvato dalla US Food and Drug Administration. Tale metodica utilizza un programma informatico per stimare la pressione aortica centrale, esaminando la forma dell’onda sfigmica a livello del polso. Tale informazione viene quindi computerizzata per generare un’onda sfigmica e le rilevazioni pressorie nelle grosse arterie. “La morfologia dell’onda sfigmica viene influenzata dai trattamenti impiegati per ridurre la pressione arteriosa. Lo studio CAFÉ indica che un trattamento a base di amlodipina esercita effetti più favorevoli sulla forma dell’onda sfigmica e sui valori pressori a livello delle grandi arterie, rispetto a una terapia a base di atenololo, anche a fronte di valori pressori al braccio apparentemente simili. In effetti, la rilevazione pressoria al braccio sottostima i vantaggi dell’amlodipina, rispetto all’atenololo”.

Il CAFÉ è un sottostudio di 2199 soggetti dei 19.257 individui arruolati nell’Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial (ASCOT);quest’ultimo era stato interrotto precocemente quando era risultato chiaro che i pazienti trattati con il calcioantagonista amlodipina, associato all’inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina peridopril, andavano meglio, dal punto di vista di tutti gli endpoint cardiovascolari (compresa una riduzione del 14% della mortalità cardiaca) rispetto a quelli trattati con il beta-bloccante atenololo associato a un diuretico tiazidico”, ha affermato.

I ricercatori hanno condotto lo studio CAFÉ per analizzare i risultati dell’ASCOT alla luce dell’ipotesi che i due trattamenti antipertensivi potessero avere effetti diversi sulla pressione aortica centrale, e quindi sugli outcome cardiovascolari, malgrado effetti simili sui valori pressori rilevati al braccio.

Nel CAFÉ i ricercatori hanno rilevato che, nonostante la pressione arteriosa al braccio differisse di poco tra i gruppi di trattamento, vi erano sostanziali riduzioni nei valori medi della pressione arteriosa aortica centrale e negli indici emodinamici, a favore del calcioantagonista. Pur in presenza di valori pressori al braccio virtualmente sovrapponibili, quelli sistolici aortici centrali erano inferiori di 4,3 mm Hg, e la pressione di polso aortico centrale era inferiore di 3,0 mm Hg nel gruppo del calcioantagonista.

Nell’ASCOT, il trattamento a base di amlodipina è risultato associato a riduzioni significative degli outcome cardiovascolari principali, di quelli renali e della mortalità, rispetto all’atenololo.

Nell’ambito della coorte CAFÉ dell’ASCOT, la pressione di polso centrale è risultata un determinante significativo degli eventi e delle procedure totali cardiovascolari e renali, ha aggiunto Williams.

Tale riscontro ha importanti applicazioni nell’interpretazione dei risultati degli studi clinici, suggerendo anche un meccanismo per il quale alcune categorie di farmaci potrebbero risultare maggiormente efficaci di altre, nella riduzione dei valori pressori a livello delle arterie centrali.

“Si era ipotizzato che tutti i tipi di trattamento antipertensivo fossero ugualmente efficaci, mentre noi stiamo dimostrando che ciò non è vero”, ha detto Williams.

 
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