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13 novembre

LATE-BREAKING CLINICAL TRIALS
Il “riciclaggio” delle cellule è in grado di rigenerare
dei cuori sofferenti?


Volker Schachinger,
Germania

 

Durante la sessione dei Late-Breaking Clinical Trials delle Scientific Sessions 2005 dell’American Heart Association, il Prof. Volker Schachinger (Terza Clinica Medica di Cardiologia, Università J.W. Goethe di Francoforte, Germania) ha affermato che i sopravvissuti a un infarto che vengono sottoposti a infusione con cellule simil-staminali ricavate dal proprio midollo osseo hanno una capacità contrattile cardiaca circa due volte superiore rispetto ai soggetti trattati con placebo. “L’analisi di sottogruppo ha rilevato che i benefici osservati 4 mesi dopo un infarto cardiaco sembravano particolarmente pronunciati nei soggetti con infarti di vaste dimensioni, quelli che avevano prodotto danni miocardici maggiori” ha affermato il Prof. Volker Schachinger.

Schachinger è primo autore del report Intracoronary Infusion of Bone Marrow-Derived Progenitor Cells in Acute Myocardial Infarction: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Multicenter Trial (REPAIR-AMI)”, lo studio controllato con placebo di più vaste dimensioni al mondo sulla terapia cellulare, trattamento che in precedenza (su studi di piccoli dimensioni) aveva dimostrato risultati contrastanti. "Lo studio REPAIR-AMI potrebbe costituire la pietra miliare che aiuterà a stabilire se il concetto di terapia progenitrice potrà avere un futuro nel ripristinare la funzione cardiaca in seguito a un infarto miocardico acuto” ha affermato Schachinger.

Lo studio ha coinvolto 204 soggetti di 17 centri europei, sottoposti a trattamento dopo un infarto. Metà di essi è stata sottoposta a iniezione intracardiaca di cellule progenitrici mononucleari isolate dal proprio midollo osseo (BMC, bone marrow cells); l’altra metà è stata sottoposta a infusione di placebo.

L’endpoint primario era rappresentato dal miglioramento globale della funzione ventricolare sinistra, fattore predittivo surrogato della prognosi del paziente dopo un attacco cardiaco. All’inizio dello studio i due gruppi presentavano virtualmente la stessa frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF, left ventricular ejection fraction); la LVEF era del 47% nel gruppo del placebo e del 48% in quello delle BMC.

Schachinger ha proseguito affermando che a distanza di 4 mesi entrambi i gruppi avevano presentato gli attesi miglioramenti, ma questi erano circa due volte maggiori nel gruppo BMC: l’incremento della LVEF era mediamente del 5,5% su un LVEF complessivo del 54%, rispetto a un miglioramento medio del 3% su un LVEF del 50% nel gruppo trattato con placebo.

Gli endpoint secondari erano altrettanto incoraggianti, ha affermato. I ricercatori hanno rilevato, nei soggetti BMC, degli indici di ingrandimento cardiaco inferiori rispetto ai soggetti del gruppo placebo. L’ingrandimento cardiaco è parte del processo di rimodellamento con cui il cuore, dopo un infarto, cerca di compensare la ridotta capacità contrattile legata al danno. Un cuore nettamente ingrossato determina una contrazione inefficiente, ed è di comune riscontro nello scompenso cardiaco congestizio.

I ricercatori hanno anche scoperto che, nei soggetti BMC, vi era una riserva di flusso ematico significativamente migliore nell’arteria sede dell’infarto, indice della possibile realizzazione di nuovi vasi sanguigni per irrorare l’area cardiaca danneggiata.

Gli effetti benefici sul rimodellamento cardiaco si riflettevano anche nella riduzione, tra i soggetti BMC, di un endpoint composito che comprendeva mortalità, nuovi eventi cardiaci e ricoveri per scompenso cardiaco, ha affermato.

"Il trattamento con cellule progenitrici dopo un attacco cardiaco rappresenta una nuova strategia terapeutica completamente diversa da tutte le altre utilizzate fin’ora" ha affermato il Prof. Andreas M. Zeiher, autore “senior” dello studio (direttore della Terza Clinica Medica di Cardiologia, Università J. W. Goethe di Francoforte, Germania). "I farmaci e i trattamenti interventistici disponibili fino a ora miravano solo a limitare i danni miocardici ulteriori. La terapia con cellule progenitrici, invece, ha non solo le potenzialità di limitare i danni, ma anche di rigenerare la funzione cardiaca” ha detto. Ha poi proseguito affermando l’importanza fondamentale di tale strategia di ricerca, dal momento che le coronaropatie costituiscono una causa di mortalità dominante e portano allo scompenso cardiaco, con una cattiva prognosi e un disastroso effetto sulla qualità di vita. "Quindi, se il trattamento con cellule staminali/progenitrici funzionerà, essa potrà avere un importante impatto sulla salute pubblica".

Spesso ci si riferisce a questa terapia sperimentale come “la terapia con cellule staminali”; “vi sono tuttavia alcune differenze tra le cellule progenitrici e quelle staminali” ha detto Schachinger. Le cellule staminali possono evolvere in vari elementi cellulari, quali quelle muscolari e ossee. "Esistono stadi differenti di 'staminalità' delle cellule", ha continuato. "Più le cellule staminali sono prossime alla differenziazione verso certi tessuti, più perdono la propria capacità staminale. Il termine di 'cellule progenitrici' viene spesso utilizzato per descrivere le cellule staminali ‘maggiormente dedicate’".

Dopo alcuni risultati incoraggianti ottenuti nei test di laboratorio, la terapia con cellule staminali/progenitrici ha ottenuto risultati contrastanti nell’uomo: alcuni studi mostravano degli effetti positivi, altri non ne mostravano alcuno. Esistono alcune controverse circa i meccanismi della terapia intracoronarica con cellule progenitrici, ha affermato.

"Sebbene in maniera sperimentale, la transdifferenziazione di una cellula progenitrice in una cellula miocardica è stata dimostrata con modelli scientifici; esistono pesanti dispute in merito alla sua possibilità reale, o al fatto che possa avere un ruolo rilevante nell’essere umano. Vi sono però altre applicazioni cardiologiche potenziali delle cellule progenitrici, compreso l’effetto paracrino (rilascio di citochine), la creazione di nuovi vasi sanguigni e altro ancora".

 
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