IN BREVE
La caccia al colesterolo cattivo
Più di 70 anni e meno di 0,7 g/l, questa la parola d’ordine derivante dallo studio effettuato dal Dott. Kausik Ray (Brigham and Women’s Hospital, Boston, USA). Lo studio ha riguardato pazienti settuagenari ad elevato rischio di malattie cardiovascolari. L’obiettivo era di abbassare il tasso di colesterolo LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, sotto il limite di 0,7 g/l, grazie all’assunzione di una statina. I pazienti più anziani che raggiungevano l’obiettivo, presentavano un rischio di infarto o di morire per una crisi cardiaca quattro volte inferiore a quello di un gruppo di pazienti più giovani per i quali era stato fissato lo stesso obiettivo. Il trattamento è stato ben tollerato ma questi pazienti tendevano ad abbandonare la terapia più frequentemente rispetto ai soggetti più giovani.
Fonte: Kausik Ray: Validating the new NCEP III LDL target of <70mg/dl among elderly patients. An analysis from PROVE IT-TIMI 22
Le cellule staminali sempre promettenti
Poter riparare una parte di cuore distrutta in seguito ad un infarto si sta rivelando un’ipotesi sempre più percorribile, ma la strada è ancora lunga. Diversi gruppi di studio, soprattutto europei, stanno cercando quali sono le migliori cellule di “ricambio”, prelevandole sia dai muscoli che dal midollo osseo. Se anche queste cellule riescono a colonizzare le zone distrutte, non necessariamente recuperano la capacità di condurre l’impulso elettrico del tessuto originale. E questo provoca turbe del ritmo, mortali per molti pazienti… Altra difficoltà attuale: la ricostruzione del muscolo cardiaco non ha una parallela traduzione funzionale. È necessario dunque riuscire a migliorare la performance delle cellule trapiantate. Un compito al quale si sta applicando il Prof. Philippe Menasché (CHU Georges-Pompidou, Parigi, Francia) che coordina uno studio europeo su trecento pazienti.
Fonte: Stefan Janssens, Intracoronary Autologous Bone-Marrow Cell Transfer After Myocardial Infarction: A Double-Blind, Randomized, and Placebo-Controlled Clinical Trial; Nabil Dib, Three-Year Follow-Up of the Feasibility and Safety of Autologous Myoblast Transplantation for Ischemic Cardiomyopathy in Patients Undergoing Coronary Artery Bypass Grafting; Patrick Serruys, Myocardial Repair by Percutaneous Cell Transplantation of Autologous Skeletal Myoblast as a Stand Alone Procedure in Post Myocardial Infarction Chronic Heart Failure Patients
Eschimesi ipertesi
Da quando si è scoperto che l’ulcera duodenale è praticamente una malattia infettiva dovuta al batterio Helicobacter pylori, i ricercatori fanno di tutto per scoprire la possibile origine infettiva di una serie di altre malattie croniche. Al centro dell’attenzione sono le malattie cardiovascolari, angina pectoris e ipertensione in primo luogo. Vengono avanzate sostanzialmente due ipotesi: tali malattie avrebbero un’origine infiammatoria, dovuta in parte ad un’infezione. Uno studio realizzato su 610 eschimesi abitanti in Alaska dimostra che il 21% di loro è iperteso. Queste persone presentano un elevato livello di proteina C reattiva o PCR, un marker di infiammazione. Modificando la natura della parete dei vasi, l’infiammazione impedisce il rilassamento delle arterie e partecipa all’instaurarsi dell’ipertensione. Per contro, negli eschimesi non è stata riscontrata alcuna associazione tra ipertensione e sei tra virus e batteri.
Fonte: Jihan Zhou. Infection and Inflammation Are Associated With Hypertension: The GOCADAN Study
Ridere ad arterie spiegate
Ridere è una condizione propria dell’uomo, diceva il celebre François Rabelais. Ma a voler credere ad uno studio dell’Università del Maryland (Baltimore, USA), ridere farebbe bene alle arterie. Dieci uomini e dieci donne, tutti non fumatori, hanno partecipato a questo curioso studio: è stato loro proposto di vedere un film comico, poi un film stressante. Alla fine di ogni proiezione, sono state effettuate, mediante ecografia, misure ripetute della dilatazione dell’endotelio, il rivestimento interno di un’arteria del braccio. Sotto l’effetto delle risate, il 95% dei volontari hanno visto il loro endotelio dilatarsi mentre, al contrario, il film angosciante ha provocato una riduzione di calibro tra il 74% degli spettatori. In media, il calibro arterioso è aumentato del 22% durante la parte comica e si è ridotto del 35% nel corso della seduta triste. L’escursione della differenza di calibro, oltre il 50%, dimostra che, rilassando la parete delle arterie, il ridere può giocare un ruolo benefico nel prevenire la comparsa di malattie cardiovascolari.
Fonte: Michael Miller, Divergent Effects of Laughter and Mental Stress on Endothelial Function: Potential Impact of Entertainment
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