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American College of Cardiology
Scientific Session 2005

Orlando (Florida), 6-9 marzo 2005
9 marzo

DA SAPERE
La sindrome metabolica

La sindrome metabolica si definisce dalla presenza di tre tra queste cinque alterazioni:

  • Obesità androide: il grasso si concentra particolarmente intorno al punto vita:
    • giro vita >102 cm per gli uomini
    • giro vita >88 cm per le donne
  • Tasso elevato di trigliceridi ematici
  • trigliceridi >1,5 g/l
  • Ipertensione arteriosa
  • pressione arteriosa >130/80 mmHg
  • Tasso di colesterolo HDL (“colesterolo buono”) molto basso:
  • HDL <,40 g/l per l’uomo
  • HDL <0,50 g/l per la donna
  • Tasso di glicemia elevato
  • glicemia a digiuno >1,10 g/l
 

Le cellule dell’organismo resistono all’azione dell’insulina, l’ormone che fa entrare lo zucchero nei muscoli, nel tessuto adiposo o nel fegato per apportare loro energia o per consentire l’accumulo di depositi. Poiché le cellule non ricevono abbastanza zucchero, il pancreas produce ancora più insulina, determinando così la condizione nota come iperinsulinemia. L’insulino-resistenza e l’iperinsulinemia sono responsabili delle alterazioni della sindrome metabolica. La sindrome metabolica, molto spesso non riconosciuta dai pazienti, si ritrova soprattutto tra le persone in soprappeso e sedentarie. In effetti ad un eccesso ponderale dal 35 al 40% rispetto al peso normale, corrisponde una diminuzione del 40% della sensibilità delle cellule all’insulina. È una delle principali cause di eventi cardiovascolari. Diabete di tipo 2, obesità, alterato assetto lipidico, ipertensione… sono altrettanti elementi che possono provocare un infarto miocardico.

Se anche non esiste un trattamento per guarire, è tuttaviapossibile ridurre l’insulino-resistenza praticando attività fisica più volte a settimana e riducendo l’apporto calorico. Gli antiipertensivi, gli ipoglicemizzanti orali,gli ipolipemizzanti si rivelano efficaci quando le misure igienico-dietetiche non sono sufficienti.

 
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