LA QUESTIONE DEL GIORNO
“Ridurre il colesterolo cattivo nei coronaropatici”
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| Dott. Serge Kownator, cardiologo, Thionville (Francia) |
congressomedico.it: Lo studio TNT (1) rappresenta la prova indiscutibile dell’importanza del tasso di colesterolo LDL nei coronaropatici?
Dott. Serge Kownator: Il TNT conferma che è necessario ridurre drasticamente il tasso del cosiddetto “colesterolo cattivo” tra le persone ad elevato rischio cardiovascolare. Con un tasso di colesterolo LDL inferiore ai limiti attualmente contemplati, si riduce il numero di eventi cardiovascolari tra i pazienti coronaropatici. Con lo studio TNT si è visto che, in prossimità di valori di 0,7g/l, si ha un impatto molto benefico sul rischio cardiovascolare.
congressomedico.it: Perché il colesterolo LDL è cattivo per l’apparato cardiovascolare?
Dott. S. Kownator: La ricerca di base ha dimostrato che più si abbassa il tasso di colesterolo LDL, maggiore è l’impatto sulla parete arteriosa. Negli stadi precoci, un basso tasso di colesterolo LDL risulta benefico, quando lo spessore della parete arteriosa è aumentato. E lo stesso accade negli stadi più avanzati. Per esempio, abbassando drasticamente il tasso di colesterolo LDL si impedisce alla placca ateromasica di crescere, o addirittura la si fa regredire. Anche tra le persone in buona salute, più basso è l’LDL, tanto meglio è.
congressomedico.it: Fino a che punto si può abbassare il livello di colesterolo LDL?
Dott. S. Kownator: Non esiste un livello “normale” di colesterolo LDL. Secondo le nuove raccomandazioni, nei pazienti ad elevato rischio cardiovascolare e in quelli che hanno già avuto un evento cardiaco, bisogna ridurre questo tasso a meno di 1 g/l. È possibile, e sarebbe utile, ridurre ancor più tale livello. E tuttavia bisogna essere prudenti. La famosa “curva J” qualche anno fa ha dimostrato che un LDL troppo basso induce un aumento di mortalità non cardiovascolare. Gli specialisti dovranno dunque selezionare accuratamente i pazienti ai quali proporre una riduzione drastica del colesterolo LDL. Si tratta di pazienti ad alto rischio, che possono beneficiare di un livello bassissimo di LDL.
congressomedico.it:È possibile arrivare ad un tasso di LDL accettabile senza impiegare farmaci?
Dott. S. Kownator: Certamente, d’altronde le persone senza fattori di rischio e che non hanno mai avuto un evento cardiovascolare non devono essere trattate. Le regole igienico-dietetiche sono di rigore: ridurre i grassi e aumentare l’attività fisica. Al contrario, nei diabetici o negli ipertesi, ad esempio, si raccomanda di usare le statine per ridurre in maniera significativa il tasso di LDL. Questi farmaci agiscono sulla sintesi del colesterolo a livello del fegato. Esistono anche altri farmaci, che agiscono sull’assorbimento dell’LDL a livello dell’intestino. Ed è possibile anche abbinare questi due trattamenti per aver un risultato ottimale.
(1) Lo studio TNT (Treating to New Targets) è stato condotto su 10.000 pazienti coronaropatici con un LDL compreso tra 1,3 e 2,4 g/l che sono stati trattati per 5 anni con un placebo o con atorvastatina al dosaggio di 10 mg o di 80 mg al giorno. I pazienti trattati con il dosaggio più alto hanno visto il loro LDL abbassarsi a 0,77 g/l. Inoltre, il numero di accidenti vascolari cerebrali in questa popolazione è stato ridotto di un quarto. Per saperne di più, cliccare qui.
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