ECCESSO PONDERALE, OBESITA'
Il rimonabant conferma la sua efficacia a due anni
Riduzione dell’indice di massa corporea e dell’obesità endoaddominale, miglioramento dell’assetto lipidico, il rimonabant diventa un alleato importante nella riduzione dei rischi cardiovascolari

Prof. Luc Van-Gaal
Università di Anversa, Belgio |
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Quanto già successo negli Stati Uniti, si conferma in Europa: ciò che è vero a 18 mesi, lo è anche a due anni. Questi sono i risultati dello studio Rio-Europe sul rimonabant presentato all’ACC’05.
1507 pazienti in sovrappeso od obesi hanno dovuto alleggerire il loro menu quotidiano di 600 calorie e ricevere o un placebo o il rimonabant al dosaggio di 5 o 20 mg al giorno. Risultato, 10% di peso in meno per le persone che avevano un indice di massa corporea superiore a 25 e che hanno tratto beneficio da un dosaggio di 20 mg. Un indizio importante da prendere in considerazione per i rischi cardiovascolari. “Se risulta in genere facile perdere peso rapidamente” ha spiegato il Dott. Julius Gardin, cardiologo di Detroit (USA), “mantenere il peso raggiunto a lungo rappresenta spesso un’impresa”.
È nel funzionamento della molecola che va ricercata la costanza di questi risultati. Il nostro equilibrio dipende dall’energia consumata e dispersa. Per la sua regolazione, l’uomo dispone di recettori, in particolari quelli del sistema degli endocannabinoidi (sistema EC). Questo interviene, per esempio, come stabilizzatore per la nostra alimentazione. Allorché, per ragioni sconosciute, questo sistema viene iperattivato, induce un consumo eccessivo di cibo.
Il rimonabant è il primo farmaco di una nuova categoria terapeutica, gli antagonisti CB1, che permette di normalizzare il nostro sistema EC bloccando i recettori. Oltre alla perdita di peso, il rimonabant migliora anche il bilancio lipidico. Alla fine dei due anni, il tasso di colesterolo buono è aumentato del 28,2%, i trigliceridi sono scesi dell’8,8%, la sindrome metabolica della metà dei pazienti trattati è stata ridotta del 21%.
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L’obesità endoaddominale, “il grasso cattivo implicato nel diabete”, viene analogamente ridotta in modo significativo: 4 cm di giro vita in meno. “Ci concentriamo soprattutto sulla riduzione dei rischi cardiovascolari più che sui chili in meno”, ha detto il Prof. Luc Van-Gaal (Università di Anversa, Belgio), diabetologo e ricercatore dello studio RIO-Europe. “Questo aspetto, che si raggiunge dal primo anno, viene mantenuto anche nel corso dell’anno successivo”. Restano gli effetti indesiderati: la nausea è stata riferita dal 13% dei pazienti, la diarrea nell’8% dei casi, il vomito nel 5%. “I ricercatori dello studio considerano questi effetti assai leggeri e soprattutto transitor” ha risponde il Prof. Luc Van-Gaal. Durante il secondo anno di trattamento praticamente tutti gli effetti secondari digestivi sono scomparsi”.
In Italia il rimonabant è ancora disponibile.
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