LA CRONACA DEL GIORNO
Resincronizzare il cuore
Tra i pazienti con scompenso cardiaco, un device medicale riduce la mortalità relativa. Ma costa 6000,00 euro
Lo scompenso cardiaco interessa milioni di persone in tutti i paesi occidentali. Rappresenta la conseguenza di un infarto, di una coronaropatia o di un’ipertensione mal trattata. Il muscolo cardiaco si sfianca e si indebolisce. Non riesce più a pompare correttamente il sangue ricco di ossigeno per distribuirlo ai differenti organi. Il paziente diventa dispnoico per sforzi via via più lievi e la sua qualità di vita ne risente profondamente. Oggi esistono diversi farmaci per cercare di attenuare gli effetti dello scompenso cardiaco. Ma questi trattamenti non guariscono la malattia e non mettono al riparo delle conseguenze più severe, come le turbe del ritmo cardiaco e il rischio di morte improvvisa.
La situazione di un certo numero di pazienti potrebbe però cambiare radicalmente nel corso degli anni a venire, grazie all’impiego di un apparecchio medico che ricorda il pacemaker. Una scatoletta impiantata sotto cute invia, attraverso degli elettrodi, degli impulsi al muscolo cardiaco. Si tratta di un “risincronizzatore” perché l’apparecchio stimola i due ventricoli destro e sinistro in modo coordinato, ripristinando per quanto possibile la funzione di pompa cardiaca.

Prof. Jean-Claude Daubert
Coautore dello studio CARE-HF |
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Uno studio internazionale (CARE-HF) effettuato su 813 pazienti seguiti per due anni e mezzo, presentato all’ACC’05, fa intravedere i benefici che questo nuovo trattamento può comportare: una riduzione relativa del tasso di mortalità del 37%. In effetti, nel corso dello studio sono morti 82 pazienti portatori del dispositivo, contro 120 nel gruppo dei pazienti trattati con soli farmaci. I ricoveri non programmati e il peggioramento dello scompenso cardiaco sono risultati ridotti del 52% tra i portatori del risincronizzatore. Ancor più sorprendente il fatto che questi pazienti in genere ipotesi hanno visto i valori pressori tornare a livelli soddisfacenti, segno che il cuore si “rimuscolarizza”. Al costo unitario di 6000,00 euro circa, questi dispositivi dovrebbero tuttavia permettere sostanziali risparmi evitando a questi pazienti dei ricoveri estremamente costosi.
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