PREVENZIONE
L’aspirina protegge il cuore delle donne con più di 65 anni
Tra le donne ultra 65enni,l’assunzione regolare ma controllata di aspirina, riduce il rischio di infarto del 34% e di ictus del 22%. Secondo uno studio effettuato su 40.000 donne e presentato all’ACC 2005, l’effetto cardioprotettore scompare nelle donne con meno di 65 anni. La vitamina E, dal canto suo, non apporta alcun beneficio
Le malattie cardiovascolari non risparmiano le donne, soprattutto dopo la menopausa quando non sono più protette dagli ormoni ovarici. Ma, a differenza degli uomini, non è tanto l’infarto del miocardio, quanto gli accidenti cerebrali, ovvero l’ictus, a rappresentare per loro una minaccia.
I responsabili di un ampio studio, il Women’s Health Study (WHS), effettuato su 40.000 donne americane, impiegate in campo sanitario, hanno cercato di valutare gli eventuali effetti protettivi dell’aspirina e della vitamina E. Per tale ragione, hanno proposto a questa popolazione di età pari a 45 anni o oltre, di assumere a giorni alterni 100 mg di aspirina e 600 UI di vitamina E. Divise in vari gruppi, le partecipanti sono state randomizzate a ricevere aspirina, vitamina E o placebo.
Dopo 10 anni di follow-up, i risultati appena presentati all’edizione 2005 dell’ACC, non lasciano dubbi in merito alla vitamina E. Assumere supplementi di vitamina E non offre alcuna protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari.
“Non comprate questi supplementi, risparmiate i vostri soldi e destinateli a cose più utili”,consiglia alle donne il Dott. Antonio Gotto, preside della Cornell University di New York (USA), che ricorda come, alle nostre latitudini, un’alimentazione equilibrata apporta la quantità di vitamina E necessaria e sufficiente.
Per quanto concerne l’aspirina, i risultati meritano di essere considerati con un’attenzione particolare. L’assunzione di questo farmaco non riduce la mortalità cardiovascolare, né la mortalità globale, visto che non si riduce il numero degli infarti. In compenso, l’assunzione di aspirina presenta un modesto beneficio relativamente al rischio di accidenti cerebrovascolari, in particolare per gli ictus ischemici, causati dall’ostruzione di un vaso ad opera di un coagulo di sangue. Ma il rischio emorragico inerente all’impiego dell’aspirina ha dimostrato che tra le pazienti che assumevano aspirina c’è stato un maggior numero di emorragie cerebrali rispetto al gruppo di controllo. A conti fatti dunque, i benefici dell’aspirina non sono controbilanciati dagli effetti indesiderati di questo farmaco, quali la comparsa di ulcere gastrointestinali e di sanguinamenti tali da richiedere raramente una trasfusione.
Ma analizzando i risultati per gruppi d’età, gli autori dello studio hanno constatato un fenomeno molto interessante tra le donne al di sopra dei 65 anni. Questo gruppo, pur rappresentando appena il 10% delle pazienti arruolate, presentava un terzo di tutti gli accidenti cardiovascolari osservati nell’arco dei 10 anni di follow-up. In questo gruppo di donne, il trattamento con aspirina ha permesso di ridurre questi accidenti del 26% rispetto al gruppo di controllo. La riduzione del rischio di ictus cerebrale è stata del 22% e, cosa ancor più interessante, il rischio di infarto era ridotto del 34%.
Per la Dott.ssa Julie Buring, del Brigham and Women’s Hospital di Boston (USA), una delle responsabili dello studio, questo risultato è importante ma per il momento non deve portare ad un messaggio generale del tipo: “Dopo i 65 anni, tutte le donne devono assumere una compressa di aspirina a giorni alterni”. La Dott.ssa Buring ritiene che questa decisione debba essere individualizzata ed essere affidata ad un medico che possa valutare i rischi e i benefici della sua paziente prima di consigliarle eventualmente questa prevenzione.
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