IN BREVE
Un Holter calcolatore
Un’ipertensione difficile da trattare pur prendendo regolarmente i farmaci, un cuore dal battito irregolare in piena notte: e se fosse colpa di un disturbo respiratorio? È ormai appurato che le apnee ostruttive del sonno hanno ripercussioni sul cuore. Per sapere se ci si trova in questa condizione, è necessario registrare l’attività respiratoria per tutta la durata della notte attraverso una polisonnografia. Ma i tempi d’attesa possono essere estremamente lunghi. Per aggirare tale inconveniente, un’azienda americana, la Del Mar Reynolds, propone un sistema ingegnoso, una sorta di “tutto in uno”. Gli ingegneri di questa società hanno utilizzato un apparecchio dalle dimensioni di un walkman, normalmente utilizzato per registrare il ritmo cardiaco nelle 24 ore, l’Holter. A questo hanno aggiunto un programma che consente di calcolare, a partire dagli elementi dell’elettrocardiogramma, tutte le anomalie respiratorie. Il medico può così avere un’idea quasi esatta dei disturbi disseminati nel sonno del paziente. Per quest’ultimo il vantaggio è considerevole, visto che non deve essere bardato di sensori supplementari a livello del torace e del cuoio capelluto. Inoltre non ha bisogno di indossare una maschera tutta la notte. L’affidabilità dei risultati rispetto ai metodi tradizionali lascia intravedere inoltre un certo futuro per questo apparecchietto.
Fonte: Exhibit, Del Mar Reynolds
Meno LDL per i diabetici
Il diabete di tipo 2 è una malattia che comporta gravi rischi cardiovascolari. Si raccomanda dunque ai pazienti che ne sono affetti di ridurre drasticamente il livello di colesterolo LDL (noto anche come “colesterolo cattivo”). Uno studio americano effettuato su 22 persone affette da diabete di tipo 2 e su 88 persone non diabetiche ha cercato di individuare quale fosse il livello di colesterolo LDL accettabile. Risultato: i diabetici con concentrazioni di LDL inferiori a 80 mg/l, livello considerato “ultra-basso”, hanno una migliore funzione endoteliale. Il gruppo di Boston raccomanda dunque un trattamento aggressivo del colesterolo LDL.
Fonte: Christine L. Lange, Tufts - New England Medical Center, Boston,USA
La depressione dopo l’infarto del miocardio
Una metanalisi di 21 studi recenti effettuati in ambito cardiologico e psichiatrico, ha cercato di vedere se la depressione rappresenti o meno un fattore di rischio di mortalità dopo un infarto. Alcuni studi mostrano un rischio due volte maggiore per i depressi di morire dopo un infarto miocardio. Ma dopo aver aggiustato per età, sesso e severità della malattia, questi risultati non sono più statisticamente significativi. In relazione al follow-up della depressione nel corso di 6-18 mesi (o più), da parte di un medico o attraverso un questionario, gli ultimi risultati non sono riusciti a provare l’esistenza di una relazione significativa tra depressione e mortalità dopo un infarto del miocardio.
Fonte: Deidre Lane, University of Birmingham, United Kingdom
Chi resiste al calo ponderale?
Perdere peso è indispensabile per il trattamento delle malattie legate all’obesità. Un gruppo giapponese ha arruolato 225 pazienti giapponesi in un programma di dimagrimento. 65 persone sono riuscite a perdere peso e a mantenere il peso raggiunto, 74 pazienti hanno riguadagnato i chili persi dopo 24 mesi e 53 persone hanno mostrato una resistenza alla perdita di peso. Perché tante difficoltà? Più importante è la massa grassa totale più difficile risulta perdere peso e, analogamente, più è abbondante l’adrenalina rispetto alla massa grassa più diventa possibile perdere peso. I giapponesi resistenti al dimagrimento presentavano una differenza genetica significativa rispetto agli altri pazienti.
Fonte: Kazuko Masuo, OsakaUniversityGraduateSchool of Medicine, Japon
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