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American College of Cardiology
Scientific Session 2005

Orlando (Florida), 6-9 marzo 2005
19 ottobre

DA SAPERE
Esplorare il cuore

La tomografia a multidetettori
Lo scanner a multidetettori (Multidetector Computed Tomograhy) rientra nelle tecniche del futuro. La sua evoluzione folgorante e la sua efficacia sono sempre più riconosciute dai cardiologi. Dopo iniezione di un mezzo di contrasto iodato, i raggi X sono inviati in direzione della cassa toracica.


 

Un certo numero di detettori (da 16 a 64 negli apparecchi migliori) registrano questi raggi X dispersi in forma piramidale. In virtù di complessi algoritmi, l’apparecchio ricostituisce le sezioni e le assembla. Un solo passaggio di raggi produce un importante numero di immagini. Grazie alle ricostruzioni nei tre piani dello spazio (sagittale, assiale e frontale), gli specialisti ottengono uno studio anatomico completo. Il tempo di apnea è ridotto da 20 a 10 secondi. La risoluzione delle tomografie computerizzate (TAC) di ultima generazione è di 0,4 mm (contro gli 0,2 mm della coronarografia tradizionale). In effetti gli apparecchi più moderni sono in grado di mettere in fila le diverse immagini per ricostruire un “film” del battito cardiaco. In generale la TAC è una tecnica che consente di analizzare l’anatomia del cuore e delle coronarie con una precisione finora sconosciuta per una tecnica non invasiva. La coronarografia tradizionale dà un’immagine del lume del vaso coronarico: si vede l’impronta della lesione ateromasica. La TAC permette di visualizzare direttamente la placca ateromasica stessa.

L’angio-RMN (cardio-risonanza magnetica)
È un esame molto più lungo (45 minuti) con una risoluzione spaziale meno buona di quella offerta dalle TAC attuali. Permette di studiare:
  • L’aspetto funzionale del cuore: la RMN rivela la perfusione miocardica un po’ come farebbe una scintigrafia, ad esempio. La RMN è una tecnica per la quale c’è ancora materia da lavoro nello studio della vitalità miocardica.
  • La morfologia del cuore: le diverse cavità, la massa ventricolare sinistra, la massa degli eventuali tumori, come con l’ecografia.

 

L’angio-RMN (o ARM 3D) consente di ottenere un imaging anatomico tridimensionale. Uno dei principali vantaggi è questa tecnica richiede l’iniezione endovenosa di gadolinio, una sostanza molto meno allergenica dello iodio. Non invasivo e soprattutto non ionizzante, rappresenta un esame diagnostico di prima scelta per i neonati o per le persone fragili. Molto efficace nella visualizzazione delle placche di calcio, la RMN permette anche di vedere, a seconda della quantità di prodotto iniettato, tutti i vasi dal cervello ai piedi. Una particolarità molto utile per un esame approfondito del sistema vascolare. Inoltre, sull’immagine è possibile caratterizzare tutti i tessuti: grasso, muscoli, cellule morte… il modo di impiego è assai completo e richiede una formazione ad hoc da parte dei cardiologi. Ad esempio, in Francia, l’angio-RMN non richiede quasi alcuna autorizzazione all’impianto ed è 4 volte più costosa di una TAC. In due anni, la RMN si è fatta raggiungere e rapidamente “doppiare”’ dal numero delle TAC.

L’Electron Beam Computed Tomography (EBCT)
Questo scanner invia un fascio di elettroni sulla gabbia toracica del paziente. Il tempo di percorso è molto rapido: diverse immagini secondo assi differenti vengono ottenute nell’arco di 3-6 minuti. In tutto vengono registrate 40 immagini, il tempo necessario al paziente per trattenere due volte il respiro, per 30 secondi circa. Questa tecnica, molto sensibile, è particolarmente utile nella localizzazione delle placche di calcio. La dimensione di queste placche e la quantità di calcio presente sono perfettamente individuate. L’EBCT è stata di grande aiuto nel determinare il rischio cardiovascolare nei pazienti asintomatici. Ma tale tecnica ha ceduto ormai il passo alla TAC tradizionale. In effetti, molto costosa, non arriva ancora a soppiantare la coronarografia tradizionale. Questo grosso apparecchio, molto oneroso, non è più utilizzato ma è stato il primo che ha consentito di vedere le calcificazioni coronariche.

 
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