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American College of Cardiology
Scientific Session 2005

Orlando (Florida), 6-9 marzo 2005
19 ottobre

LA CRONACA DEL GIORNO
Trattarsi con moderazione

Nella pletora dei farmaci proposti per le patologie cardiache,
i valori sicuri sono rari

 

Curare e curarsi bene richiede spesso una grande prudenza senza cedere alle suggestioni delle mode. Due tipi di patologie cardiache sono esemplificative di questa condizione. Il bypass coronarico è diventata un’operazione quasi di routine. Il principio consiste nel superare una porzione di coronaria ostruita, ristabilendo così una circolazione sanguigna soddisfacente a valle dell’ostacolo.

Ma è necessario poi mantenere la nuova arteria in buone condizioni per impedire la comparsa di una nuova ostruzione a livello del vaso. Per ottenere ciò non ci sono tanti modi, pur essendo disponibili sul mercato diverse famiglie di farmaci. Secondo il Dott. Jonathan Abrams, dell’Università del Nuovo Messico, i portatori di bypass devono assumere aspirina, subito dopo l’intervento. Devono inoltre assumere una statina, una classe di farmaci che ha l’effetto di abbassare la colesterolemia. Questi farmaci sembrano in grado anche di “ripulire” le placche grassose che si depositano nelle arterie. Prima si instaura il trattamento dopo l’intervento, migliori sono i risultati. Anche per i pazienti affetti da insufficienza cardiaca, l’economia dei mezzi terapeutici è all’ordine del giorno.

Le classi di farmaci adatti a questi pazienti, il cui muscolo cardiaco non è più in grado di esercitare una buona funzione di pompa e di inviare il sangue ai vari organi, sono meno di una dozzina. Per tali pazienti due classi di farmaci hanno un effetto indiscutibile. Si tratta dei beta-bloccanti e degli inibitori dell’enzima di conversione, farmaci già “antichi”, e dei quali i medici conoscono bene sia i vantaggi che gli effetti  
 

indesiderati. Per gli altri farmaci, la prudenza è di rigore. Qualche anno fa, ad esempio, è stato pubblicato uno studio sullo spironolattone che dimostrava un effetto benefico di questo farmaco nell’insufficienza cardiaca. Le prescrizioni di quel prodotto sono salite alle stelle. Qualche mese dopo, il numero di ricoveri e di decessi legati agli effetti collaterali di questo farmaco sono anche loro aumentati in misura significativa, al contrario dei ricoveri per scompenso cardiaco che non sono quasi diminuiti.

È meglio dunque ricorrere ad un numero ristretto di farmaci, il cui effetto sia ampiamente dimostrato, una sicurezza per i medici, ma anche per i pazienti, sempre alla ricerca dell’ultimo ritrovato terapeutico.

 
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