TRATTAMENTO ORMONALE SOSTITUTIVO
Nuova messa in guardia contro gli estrogeni
Gli ultimi risultati dello studio WHI sottolineano i rischi cardiaci legati all’impiego degli estrogeni nelle donne sessantenni. Ma tra i 50 e i 59 anni, questi ormoni potrebbero trovare un impiego, in alcuni casi, nelle donne molto disturbate dai sintomi della menopausa.

Dott.ssa Marie Gerhard-Herman
Brigham and Women’s Hspital,
Boston, USA
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È lo studio che, nel luglio 2002, ha scatenato un vero terremoto. Il Women’s Health Study(WHI) ha dimostrato per la prima volta che i trattamenti ormonali sostitutivi della menopausa (TOS) sono ben lungi dall’avere quegli effetti benefici che gli venivano attribuiti da diversi anni. L’analisi di questo studio continua ed emergono nuovi risultati, a volte sorprendenti.
Per la Dott.ssa Marie Gerhard-Herman, del Brigham and Women’s Hspital (Boston, USA), non ci sono più dubbi: non bisogna somministrare trattamenti che associno estrogeni a progestinici nelle donne ultrasessantenni. Secondo la cardiologa americana, i rischi del TOS sono superiori a quelli dei benefici. In cima alla lista dei rischi, gli accidenti cardiovascolari, in particolare le trombosi venose profonde, ovvero l’ostruzione dei vasi da parte di coaguli di sangue. Coaguli che possono in seguito migrare nel circolo venoso e provocare embolie polmonari.
Ma la Dott.ssa Gerhard-Herman non è favorevole neppure all’impiego dei soli estrogeni nelle sessantenni, sempre a causa dell’aumentato rischio di embolia. Rischio che ha portato i responsabili del WHI a sospendere definitivamente la somministrazione di ormoni alle donne nel febbraio 2004.
Ma questo studio non finisce di sorprendere. Una nuova analisi riguardante le donne tra i 50 e i 59 anni lascia intravedere un ruolo protettore dei soli estrogeni. Qualora ciò venisse confermato, gli estrogeni potrebbero essere utilizzati da soli nelle donne molto disturbate dai sintomi della menopausa, quali vampate, sudorazioni notturne, turbe depressive e riduzione del desiderio sessuale.
Secondo il Dott. François Dievart (Clinique Villette, Dunkerque, Francia) in questo caso sarebbe necessario spiegare alle donne che il fumo rappresenta una controindicazione assoluta per chi assume questi trattamenti, dato che aumenta il rischio di flebiti e di embolia polmonare.
Ma non mancano i risvolti positivi. Lo studio WHI ha studiato anche altre 73.000 donne che non effettuavano trattamento ormonale sostitutivo. |
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Dott. François Dievart
Clinique Villette,
Dunkerque, Francia |
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Marie Gerhard-Herman sottolinea che tra queste donne la pratica dell’ esercizio fisico regolare, come il camminare da 2 a 5 ore per settimana, riduce il rischio cardiovascolare del 30%. Al contrario, rimanere sedute più di sedici ore al giorno aumenta questo rischio in maniera considerevole!
Poca o nessuna terapia ormonale e una buona dose di passeggiate, sembra una maniera semplice per le donne di prendersi “a cuore” il proprio cuore.
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