ESCAPE: mancato effetto su mortalità e ospedalizzazione del cateterismo dell’arteria polmonare nello scompenso cardiaco grave
9 novembre 2004 (CongressoMedico) – Lo studio ESCAPE (Evaluation Study of Congestive Heart Failure and Pulmonary Artery Catheterization Effectiveness) nei pazienti con scompenso cardiaco avanzato ha documentato che il monitoraggio della pressione in arteria polmonare mediante un catetere di Swan-Ganz non modifica un endpoint composito primario costituito dal tempo trascorso fino al momento del decesso, da morte più ospedalizzazione e giorni di ospedalizzazione (rapporto di rischio 1,00). I 433 pazienti studiati avevano un’età media di 56 anni, erano per il 74% uomini e avevano una frazione d’eiezione </= 40%. La pressione arteriosa sistolica media era di 105,6 mmHg, la natriemia era 137 mEq/l, l’azotemia 35 mg/dl e la creatininemia 3,5 mg/dl.
Il catetere di Swan-Ganz misura pressione e flusso a livello dell’arteria polmonare e viene utilizzato di frequente per monitorizzare la pressione di incuneamento dei capillari polmonari e per guidare quindi il trattamento dello scompenso cardiaco grave refrattario. Tuttavia, non c’è uniformità di vedute in campo scientifico circa il bilancio rischi/benefici di questo dispositivo. L’ESCAPE è uno studio multicentrico, randomizzato e controllato sponsorizzato dal National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI).
Va sottolineato che la valutazione della qualità della vita in questo studio ha rilevato che i pazienti possono sperimentare un periodo fino a 9 mesi di migliore qualità della vita, fino a che restano in vita. Sono necessari studi ulteriori per eseguire una valutazione più mirata e fare un bilancio di quelli che sono i bisogni e i desideri dei pazienti in rapporto ai rischi e ai benefici dei provvedimenti medici mirati a trattare lo scompenso cardiaco. Nello studio ESCAPE, la capacità funzionale è risultata migliorata, il che sicuramente va incontro al desiderio dei pazienti di una migliore qualità della vita.
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