Un trattamento basato su meccanismi poco studiati migliora la prognosi nello scompenso cardiaco
8 novembre 2004 (CongressoMedico) – L’associazione di una dose fissa di isosorbide dinitrato e idralazina (ISDN/ID), aggiunta al trattamento standard dello scompenso cardiaco, ha ridotto la mortalità del 43% (p=0,01) e l’incidenza di un primo ricovero per scompenso cardiaco del 33% rispetto al placebo nel trial A-HeFT (African American in Heart Failure Trial). Lo studio A-HeFT è stato presentato oggi al congresso 2004 dell’American Heart Association ed è stato contemporaneamente pubblicato sul New England Journal of Medicine (2004;351:2049-2057).
La proprietà di donatore di ossido nitrico dell’isosorbide dinitrato e le proprietà antiossidanti dell’idralazina suggeriscono un potenziale meccanismo d’azione già individuato nello studio V-HeFT I, che ha dimostrato che l’aumento dei livelli di ossido nitrico migliora la prognosi, proprio come documentato nella popolazione afroamericana di questo studio. Evidenze scientifiche suggeriscono che gli afroamericani hanno un sistema renina-angiotensina meno attivo e una minore biodisponibilità di ossido nitrico.
In questo trial multicentrico, in doppio cieco e controllato con placebo, la dose iniziale era di una compressa contenente 37,5 mg di idralazina e 20 mg di isosorbide dinitrato per tre volte al giorno vs placebo. In assenza di effetti collaterali legati a questa terapia, la dose veniva aumentata a 2 compresse contenenti 225 mg di idralazina e 120 mg di isosorbide dinitrato per tre volte al giorno.
I pazienti arruolati nello studio A-HeFT presentavano uno scompenso cardiaco in classe funzionale NYHA III o IV (età media 57 anni, 56-64% uomini) ed erano trattati in maniera ottimale di base in accordo alle raccomandazioni delle linee guida. La pressione arteriosa sistolica media di base è risultata di 127 mmHg nel gruppo trattato e di 125 mmHg nel gruppo di controllo. Nel gruppo in ISDN/ID, è stata rilevata una riduzione più efficace, di piccola entità ma comunque significativa, rispetto al gruppo in placebo della pressione arteriosa sistolica (riduzione media di 1,9 mmHg vs aumento di 1,2 mmHg; p=0,02) e della pressione arteriosa diastolica (riduzione media di 2,4 mmHg vs aumento di 0,8 mmHg; p<0,001).
L’endpoint primario era costituito da un punteggio composito relativo alla mortalità globale, al primo ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco e alla qualità della vita. L’intervallo di questo punteggio era da –6 a +2. L’endpoint primario è risultato migliorato in maniera significativa con l’ISDN/ID rispetto al placebo (-0,1 vs –0,5 rispettivamente; p=0,01). È stato inoltre documentato un miglioramento delle singole componenti dell’endpoint primario. La mortalità globale è risultata ridotta del 43% (p=0,01), l’incidenza del primo ricovero per scompenso cardiaco del 33% (p=0,001) e la qualità della vita è risultata migliorata, da un punteggio di 5,6 a un punteggio di –0,02 (p=0,02).
Va ricordato che l’ipertensione è la causa principale di scompenso cardiaco nella popolazione afroamericana. Lo studio A-HeFT ha dimostrato che è possibile migliorare la prognosi dello scompenso cardiaco e la qualità della vita in questa popolazione. I risultati dello studio A-HeFT confermano l’effetto positivo di un trattamento diretto ad aumentare l’ossido nitrico in questa popolazione.
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