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77° Congresso annuale dell’American Heart Association - Scientific Sessions
New Orleans, 7-10 novembre 2004
7 novembre

Lo studio PEACE ha dato risultati inaspettati per quanto riguarda la terapia d’associazione con un ACE inibitore

7 novembre 2004 (CongressoMedico) – L’aggiunta dell’ACE-inibitore trandolapril alla migliore terapia convenzionale nei pazienti affetti da una coronaropatia stabile e con una normale funzione ventricolare sinistra non ha ridotto gli eventi correlati alla patologia aterosclerotica nello studio PEACE (Prevention of Events with Angiotensin Converting Enzyme Inhibition), un trial clinico randomizzato e controllato con placebo in doppio cieco. Lo studio PEACE è stato presentato al Congresso dell’American Heart Association ed è stato contemporaneamente pubblicato sul New England Journal of Medicine (NEJM 2004;351:2058-2068).

Lo studio PEACE ha randomizzato 8.290 pazienti a trandolapril (4.158 pazienti; dose target 4 mg/die) o a placebo (4.132 pazienti) e li ha seguiti per una media di 4,8 anni. L’età media dei pazienti era 64 anni, la pressione arteriosa basale era 133/78 mmHg, la frazione d’eiezione media era del 58%. Per quanto riguarda la riduzione dei valori pressori, è stata rilevata una differenza statisticamente significativa fra i due gruppi a 36 mesi (4,4/3,6 mm Hg nel gruppo in trandolapril vs 1,4/2,4 mm Hg nel gruppo in placebo).

L’endpoint composito di morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico (IM) e rivascolarizzazione miocardica si è verificato nel 21,9% dei pazienti assegnati al trandolapril e nel 22,5% dei pazienti in placebo (rapporto di rischio 0,96; p=0,43). L’assenza di effetti positivi è risultata riproducibile in tutti i sottogruppi (età, sesso, presenza o assenza di pregresso IM, ictus o diabete).

Marc Pfeffer, colui che ha presentato lo studio, ha affermato che i risultati del PEACE suggeriscono che si sta probabilmente raggiungendo un momento in cui la terapia farmacologica rischia di diventare ridondante, vale a dire che l’aggiunta di un farmaco ulteriore può conferire ai pazienti solo un beneficio di entità limitata. Di conseguenza, nei pazienti con una funzione ventricolare sinistra conservata il cui rischio globale è valutato e gestito in maniera corretta, si può iniziare a prendere in considerazione la sospensione di un farmaco dalla classica terapia farmacologica prescritta.

 
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