ARTROSI
Nel menu dell’ACR, vitamina D e agopuntura
Ricercare sistematicamente un’ipovitaminosi D e non trascurare l’agopuntura, due messaggi semplici ed efficaci trasmessi a San Antonio

David Felson, Boston, Etats-Unis
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L’artrosi e il deficit di vitamina D sono frequenti tra gli anziani e tuttavia le interrelazioni tra queste due condizioni sono state finora scarsamente studiate. Ma è ormai cosa fatta, grazie ad uno studio longitudinale durato 30 mesi che ha valutato le relazioni tra i livelli sierici di vitamina D, dolore, funzionalità, valutata attraverso l’indice WOMAC, e forza muscolare, valutata a livello dei quadricipiti su 221 soggetti portatori di gonartrosi. Risultati: i pazienti con deficit di vitamina D presentano maggiori dolori articolari e una funzionalità meno brillante di quelli con livelli sierici normali di vitamina D. Rispetto ai soggetti i cui livelli sierici non si sono modificati, i soggetti che hanno presentano un decremento dei livelli di vitamina D hanno mostrato un deterioramento della funzionalità, mentre i pazienti i cui livelli sierici si sono normalizzati, hanno mostrato un miglioramento di funzionalità articolare. Questi risultati osservazionali mettono in evidenza l’importanza del dosaggio della vitamina D e lasciano intravedere l’importanza della supplementazione per i pazienti carenti, al fine di migliorarne funzionalità articolare. Una tematica da seguire nel quadro di studi randomizzati prospettici.
Verso una valutazione più razionale dell’agopuntura

Marc Hochberg, Baltimore
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La questione dell’impatto dell’agopuntura sull’artrosi, fa una po’ la figura del serpente di mare. Risorge a San Antonio con uno studio condotto da un gruppo collaudato che ha già al suo attivo diversi lavori in questo campo. Si tratta di uno studio randomizzato controllato, condotto in tre sedi, su pazienti con gonartrosi sintomatica (dolore moderato per la maggior parte dei giorni, nel mese precedente l’inclusione, malgrado un trattamento medico classico). Sono stati confrontati tre gruppi di intervento:
- ramo agopuntura cinese tradizionale (5 punti locali e 4 punti a distanza, elettrostimolazione di un solo punto in regione sotto-rotulea),
- ramo agopuntura simulata (stesso numero di punti e stessa localizzazione degli aghi ma fuori dai meridiani, senza rilascio di corrente nel punto dell’elettrostimolazione)
- ramo educativo (corsi di due ore a settimana e rinforzo telefonico tutti i mesi).
I due rami agopuntura erano in doppio cieco, solo gli agopuntori sapevano quale tipo di agopuntura veniva praticata. Fatto degno di nota, per evitare la fuoriuscita involontaria dei pazienti dalla condizione di ‘cieco’, sono stati reclutati solo dei soggetti mai sottoposti in precedenza a sedute di agopuntura. In totale sono stati reclutati 570 pazienti, equamente suddivisi nei tre gruppi; l’età media era di 65 anni e il gruppo era composto per due terzi da donne di razza bianca. Lo studio ha avuto una durata di 6 mesi, periodo durante il quale sono state praticate 25 sedute di agopuntura. I risultati venivano valutati su scale di dolore, in funzione dell’indice WOMAC (criterio principale). La valutazione globale dei pazienti, il test della marcia di 6 minuti e la qualità di vita, valutata mediante SF-36, rappresentavano gli endpoint secondari dello studio.
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Gli effetti collaterali sono risultati rari e la tollerabilità eccellente. L’agopuntura cinese tradizionale sembra vittoriosa su tutta la linea: migliori risultati rispetto all’educazione del paziente e soprattutto migliori risultati rispetto all’agopuntura simulata. La valutazione globale dei pazienti appare ugualmente in favore dell’agopuntura cinese tradizionale (p = 0,02 versus l’agopuntura simulata); per contro, nessuna differenza netta è emersa in termini di funzionalità o di qualità di vita.
Claudio Lammaria
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