ARTRITE REUMATOIDE
Infezioni, rischio e prevenzione
Rischio infettivo ed inefficacia vaccinale sono stati oggetto di diverse importanti presentazioni nel corso di questa edizione dell’ACR 2004
 Frederick Wolfe, Wichita, États-Unis
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Il rischio infettivo nell’artrite è, in particolare dall’introduzione delle terapie biologiche, al centro di numerosi interrogativi. Quello che concerne il rischio di polmonite è stato studiato in maniera formale utilizzando i dati del registro nazionale americano dei reumatismi infiammatori. In questo registro, 15.966 pazienti affetti da artrite reumatoide hanno compilato un questionario semestrale, per due anni e mezzo; gli episodi di polmonite erano riferiti dal paziente, poi confermati da un punto di vista medico e l’analisi del tasso di sopraggiunta infezione realizzato in funzione del profilo della malattia e del trattamento. Confrontato con il gruppo in toto, il rischio infettivo più basso è stato osservato nel gruppo in terapia con clorochina, nel gruppo sottoposto a terapia biologica, il rischio è risultato superiore alla media (oddo ratio: 1,3) mentre il rischio più alto è stato riscontrato nel gruppo in trattamento con prednisone (odd ratio: 2,7).
Altri importanti fattori di rischio identificati: la durata dell’evoluzione dell’artrite reumatoide (odd ratio: 1,3 quando >10 anni) e lo stato funzionale (odd ratio: 1,9). Se i trattamenti biologici aumentano dunque leggermente il rischio infettivo, sono soprattutto i pazienti con cattivo stato funzionale e quelli in trattamento cortisonico quelli che vanno maggiormente sorvegliati.
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Vaccinazione e artrite reumatoide
 Pierre Geborek, Lund, Suède
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Un gruppo svedese ha studiato la risposta immunitaria al vaccino anti-pneumococcico in funzione del trattamento di base dell’artrite. Questo studio comprendeva 149 pazienti con AR (50 sotto anti-TNF e metotrexato; 62 in terapia con anti-TNF senza metotrexato e 37 in terapia con solo metotrexato) e un gruppo di controllo di 47 pazienti; tutti sono stati vaccinati con lo stesso vaccino antipneumococcico e 6 settimane dopo la vaccinazione, è stata valutata la loro risposta immunitaria. La risposta immunitaria è risultata positiva in tutti i gruppi ma differisce significativamente a seconda del trattamento dell’AR; il gruppo con la risposta più vicina a quella del gruppo di controllo è quello in trattamento con il solo anti-TNF, mentre quello con la risposta più debole è quello sotto metotrexato. Questo studio conferma dunque la mancanza di interferenza degli anti-TNF sulla risposta immunitaria a questo tipo di vaccino e al contrario la forte interferenza negativa del metotrexato.
Un altro studio presentato in questo campo: quello della risposta immunitaria al vaccino antinfluenzale.
Un gruppo israeliano ha vaccinato 82 pazienti con AR e ha confrontato la loro riposta umorale a quella di un gruppo di 30 volontari sani. Per la vaccinazione antinfluenzale, al risposta umorale è più omogenea e non sembra essere influenzata dalla natura del trattamento assunto; si dimostra generalmente più debole che nel gruppo di controllo, ma risulta identica a prescindere dal trattamento di fondo.
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Se la vaccinazione antinfluenzale nei pazienti con AR è efficace e sicura (nessuna riacutizzazione è stata segnalata nel corso dello studio), sarà difficile da realizzare quest’anno negli Stati Uniti, vista la penuria di vaccino che ha occupato la “prima pagina” di tutti i giornali nel corso di quest’edizione dell’ACR.
Piero Casabianca
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