OSTEOPOROSI
Che osso, che osso all’ACR 2004
 Stanley Cohen, Dallas |
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Per lungo tempo considerata il parente povero dell’ACR, l’osteoporosi investe il congresso-faro dei reumatologi statunitensi
Onore all’inibizione di Rank
Un nuovo composto dotato di una modalità d’azione del tutto originale fa i suoi primi passi all’ACR, una molecola che viene a riempire i vuoti lasciati dai trattamenti tradizionali e uno studio che promette di migliorare i mezzi terapeutici; per una ritorno in grande stile, la barra è stata posizionata molto in alto.
Il ruolo della molecola star è stato giocato dall’AMG 162, un anticorpo monoclonale diretto contro il ligando di Rank, uno dei fattori essenziali dell’aumento di attività degli osteoclasti, fatto che ha come conseguenza quella di aumentare il riassorbimento osseo e dunque di provocare una perdita di massa ossea.
Stanley Cohen ha presentato i risultati di uno studio randomizzato controllato facente parte degli studi di sviluppo dell’AMG 162 e mirante a definirne il dosaggio ottimale. Sei dosaggi diversi di AMG 162 sono stati testati (sia attraverso un’iniezione sottocutanea unica trimestrale, che con un’iniezione semestrale) e sono stati confrontati, da una parte, contro placebo, dall’altra con 70 mg/settimana di alendronato somministrato in aperto. In totale, 412 pazienti hanno preso parte allo studio. Si tratta di donne in menopausa in media da 14 anni, in prevalenza di razza bianca, con meno di 80 anni e dei T-score compresi tra -1,8 e -4,0 o -3,5 a seconda delle diverse aree ossee. Il criterio principale di valutazione era la percentuale media di modificazione della densità minerale ossea (BMD) rispetto all’inizio dello studio e le variazioni dei vari marker di turnover osseo. I risultati mostrano delle variazioni della BMD statisticamente superiori a quelle del placebo ed equivalenti a quelle dell’alendronato a livello della colonna lombare e di tutta l’anca. A livello della corticale dell’osso (1/3 inferiore del radio), l’AMG 162 dà dei risultati statisticamente superiori a quelli del placebo e dell’alendronato. I risultati riguardanti il turnover osseo vengono ottenuti molto rapidamente a partire dal terzo giorno; questo effetto si mantiene per 6 mesi, ovvero per l’intervallo che sarà raccomandato di mantenere tra un’iniezione sottocutanea e l’altra. La tollerabilità del farmaco si è rivelata eccellente, pochissime le reazioni locali e nessun effetto sul sistema immunitario. Uno studio portante sulla riduzione del rischio di frattura è già in corso con l’impiego di iniezioni a intervalli di 6 mesi.
Conferme per lo stronzio
 Jean-Yves Reginster,
Liège, Belgique
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L’efficacia del ranelato di stronzio sulle fratture vertebrali e non vertebrali è stata chiaramente messo in evidenza negli studio SOTI e TROPOS. Si tratta di analisi complementari di questi due studi centrali, effettuati dietro richiesta dell’Agenzia Europea del Farmaco che sono stati presentati all’ACR 2004. Queste analisi confermano l’efficacia del ranelato di stronzio su due sottogruppi di donne per le quali finora non si disponeva di dati:
- le pazienti ad elevato rischio di frattura dell’anca (74 anni e oltre, densitometria ossea al collo del femorale a 3 deviazioni standard o più)
- donne di età superiore agli 80 anni
Le associazioni nel menù
Per finire, bisogna menzionare gli studi riguardanti l’associazione dei farmaci che hanno già passato i loro esami e dotati di meccanismi complementari. L’idea è quella di rinforzare l’effetto di formazione dell’osso del paratormone, associandogli un agente che riduce il riassorbimento osseo. Un primo studio paratormone versus paratormone più alendronato non aveva dato i risultati attesi, vista la diminuzione dei marker di formazione ossea e il minor aumento di massa ossea nel gruppo trattato con l’associazione, rispetto a quello trattato con il solo paratormone.

Chad Deal, Cleveland
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Questa volta, ad essere testata, e con successo, è stata l’associazione teriparatide-raloxifene, nell’ambito di uno studio che ha riguardato 137 pazienti. Non è stata rilevata un’inibizione dei marker di formazione ossea nel gruppo in trattamento combinato e i marker di riassorbimento osseo sono risultati diminuiti del 65%. Da notare: aumento della densità minerale ossea a livello delle tre zone esaminate, regione totale dell’anca, colonna lombare e collo del femore. Questo lavoro rappresenta dunque il primo successo concreto nell’ottimizzazione dei trattamenti disponibili.
Claudio Lammaria
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