COXARTROSI
Acido ialuronico... e adesso le anche
Il primo studio randomizzato controllato condotto sulla coxartrosi lascia sperare in risultati altrettanto buoni di quelli ottenuti nella gonartrosi
 David Dore, Celebration, Etats-Unis |
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Come venire in aiuto dei pazienti che non possono trarre beneficio dal posizionamento di una protesi totale d’anca, o perché troppo giovani o al contrario perché in età troppo avanzata e affetti da una serie di comorbilità? Con il conforto dei buoni risultati ottenuti con le iniezioni di acido ialuronico nel ginocchio, David Dore ha messo in piedi uno studio pilota nella coxartrosi. Si tratta di uno studio randomizzato su 50 pazienti condotto in “triplo cieco” (il prodotto iniettato, acido ialuronico o soluzione fisiologica, è sconosciuto sia al paziente sia al medico che lo inietta, la valutazione viene fatta da una terza persona all’oscuro del trattamento effettuato).
Obiettivo principale era di valutare la sicurezza d’impiego e l’efficacia a lungo termine sul dolore di una serie di tre iniezioni di acido ialuronico nell’anca, iniezione effettuata sotto controllo fluoroscopico (le tre iniezioni venivano effettuate nell’arco di quattro settimane). I pazienti erano in prevalenza di sesso maschile, in manifesto soprappeso e portatori di una coxartrosi in stadio radiologico III. Il criterio principale era la valutazione a 6 mesi del dolore su una scala visiva analogica e a 3 mesi i risultati sono apparsi nettamente in favore all’acido ialuronico.
Nessun effetto indesiderato di rilievo è stato segnalato dai pazienti.
Visto il numero limitato dei pazienti, le differenze osservate tra acido ialuronico e soluzione fisiologica non sono significative. Questi risultati devono essere dunque confermati da un grosso studio multicentrico randomizzato, ma tenuto conto dei risultati già osservati nel ginocchio, David Dore è dell’idea che l’acido ialuronico potrà presto essere considerato come arma supplementare nel trattamento della coxartrosi nei pazienti per i quali la chirurgia non rappresenta ancora o non è più un’opzione terapeutica.
Claudio Lammaria
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