LUPUS
Nefrite lupica, l’alternativa micofenolato
100 % di risposte parziali, 55 % di risposte complete; risultati che meritano attenzione
La nefrite lupica membranosa è una complicanza frequente e temibile del lupus; le opzioni terapeutiche per questa condizione sono al momento limitate. Un gruppo brasiliano ha valutato in maniera prospettica, nell’arco di 18 mesi, il micofenolato su 20 pazienti consecutivi (per lo più di sesso femminile) che presentavano una proteinuria refrattaria >3 g/l.
Tutti i pazienti erano in terapia cortisonica e IEC e 18 di loro erano trattati anche con un immunosoppressore (azatioprina 70%, ciclofosfamide 20%). Gli immunosoppressori sono stati sospesi, per introdurre il micofenolato al dosaggio di 1,5 g/die per un mese, adeguandone in seguito il dosaggio in base alla risposta.
Tutti i pazienti hanno presentato una risposta parziale definita come una riduzione di almeno il 50% della proteinuria iniziale dopo 8,2 mesi di trattamento (ad un dosaggio giornaliero medio di 2,3 g). La riduzione della proteinuria si accompagnava ad un aumento significativo dell’albuminemia, ad una riduzione dell’indice di attività (SLEDAI) e ad una riduzione della dose media di cortisonici.
Una risposta totale, ovvero una proteinuria <0,3 g/l, è stata osservata in 11 pazienti dopo 12,2 mesi di trattamento con una dose giornaliera media di 2,3 g. Nel corso del follow-up sono state registrate tre riacutizzazioni. Alla valutazione finale il punteggio SLEDAI era di 0,75 contro il 7,95 iniziale (p<0,0001), i 7 pazienti che all’inizio dello studio presentavano positività degli anticorpi anti-DNA, si erano negativizzati e la creatinina si era mantenuta stabile. Né il livello iniziale di proteinuria né quello dell’albumina si sono rivelati predittori della risposta al micofenolato. Gli autori si augurano dunque che vengano al più presto organizzati degli studi controllati.
Claudio Lammaria
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