AR E FARMACOGENOMICA
La farmacogenetica sempre più vicina alla clinica
La valutazione del profilo genico diventa ogni giorno più concreta; tre studi presentati a San Antonio aprono la strada ad un futuro molto vicino, sia nel predire l’efficacia delle terapie, che il profilo dei potenziali effetti collaterali
 Dinesh Khanna, Cincinnati |
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Genetica e progressione radiologica
Un gruppo di ricercatori dell’università dell’Ohio ha lavorato su una coorte di 190 pazienti affetti da artrite reumatoide in fase iniziale (meno di 14 mesi di evoluzione), mai trattati prima con terapie biologiche, seguiti nel contesto di uno studio osservazionale della durata di 3 anni. Questi pazienti sono stati sottoposti a valutazione radiologica sistematica, all’inizio dello studio e in seguito a cadenza annuale; su un vasto campione (n=149) è stata inoltre effettuata l’analisi del profilo genico.
Questa ha evidenziato che una variante particolare del gene che codifica per il TNF alfa (sostituzione della guanina con l’adenosina in posizione 308) si associa ad una progressione significativamente più rapida delle lesioni radiologiche (testimoniata da un’evoluzione due volte più rapida dello score globale di Sharp); la progressione del pinzamento articolare e delle
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erosioni è risultata anch’essa più rapida. Benché preliminari, e da confermare attraverso studi di più ampia portata, i risultati di questo studio suggeriscono che alcune varianti genetiche del TNF alfa sono in grado di influenzare il divenire radiologico dell’artrite reumatoide.
 Louis Bridges,
Birmingham, Etats-Unis |
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Genetica e infezioni
L’analisi retrospettiva dei risultati su 632 pazienti partecipanti allo studio ERA, che ha messo a confronto metotrexato ed etanercept, conferma che nell’artrite reumatoide le infezioni sono frequenti, visto che il 62% dei pazienti presentava almeno un’infezione. I risultati presentati a San Antonio riguardano i 457 pazienti sui quali è stata effettuata un’analisi genetica. Le infezioni più di frequente riscontrate riguardano gli apparati respiratorio e urinario; questi due tipi di infezione si presentano più di frequente nei pazienti anziani, in quelli nei quali l’artrite reumatoide ha un’evoluzione più rapida e nei pazienti in trattamento con metotrexato.
Oltre a questi fattori predittivi clinici, è possibile dimostrare che i polimorfismi dei geni codificanti per il TNF-alfa, la linfotossina alfa e diversi frammenti dei recettori degli anticorpi, rappresentano tutti fattori favorenti. Questi risultati costituiscono un importante passo in avanti nella comprensione della suscettibilità alle infezioni da parte dei pazienti affetti da artrite |
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 Joan Bathon, Baltimore, Etats-Unis |
reumatoide; sono ancora tuttavia lungi dall’avere ricadute dirette nella pratica clinica. La clinica conserva la sua importanza, poichè in termini di ‘peso relativo’, i fattori genetici occupano solo la quarta posizione, preceduti dagli altri fattori di rischio individuati nello studio (età, severità dell’artrite reumatoide, assunzione di metotrexato).
Il peso rivestito dal conoscere il maggior numero di fattori predisponenti alle infezioni è particolarmente importante nel campo delle infezioni severe e invalidanti, quali quelle in cui si può incorrere nel corso dei interventi ortopedici. In effetti l’analisi retrospettiva dei risultati relativi a 91 pazienti artritici, sottoposti ad intervento ortopedico, suggerisce che il fatto di essere sotto inibitori del TNF-alfa, aumenta di 4-5 volte il rischio di complicanze infettive post-operatorie. Sapere che un soggetto presenta una predisposizione alle infezioni potrebbe dunque rappresentare un incentivo in più a sospendere temporaneamente gli anti-TNF alfa, soluzione che sarà bene testare all’interno di studi prospettici randomizzati.
Claudio Lammaria
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