LUPUS
Sdoganati gli estrogeni
I contraccettivi orali contenenti estrogeni sono raramente prescritti alla pazienti con lupus per timore di aggravarne la malattia. Due studi randomizzati americani cancellano i dubbi

Jill Buyon, New York |
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Lo studio multicentrico SELENA (Safety of Estrogen in Lupus Erythematosus National Assessment) ha coinvolto 183 pazienti, di età media di 30 anni, reclutate presso 15 centri statunitensi. Secondo la randomizzazione, queste donne hanno ricevuto per 12 cicli, un contraccettivo orale (trattamento trifasico a base di etinil-estradiolo 35 µg e noretindrone 0,5-1mg) o un placebo. Nel corso del follow-up sono state evidenziate 14 riacutizzazioni severe della malattia, delle quali 7 nel gruppo in terapia contraccettiva e 7 nel gruppo placebo. Da notare che 2 delle 7 riacutizzazioni, rilevate nel gruppo in terapia contraccettiva, sono comparse durante i 4 giorni di sospensione della pillola.
Anche le riacutizzazioni leggere e moderate sono apparse parimenti ripartite tra i due gruppi, e sono state una media di 1,41 e 1,40 per persona rispettivamente nel gruppo contraccettivi orali e in quello placebo.
Il numero delle donne nelle quali si sono avuti almeno tre episodi di riacutizzazione leggera o moderata è equivalente: 15% nel gruppo contraccettivi orali contro il 16% del gruppo placebo.
Complessivamente 64 donne hanno presentato uno o più episodi di riacutizzazione durante i 12 mesi dello studio (pari a un tasso annuale di comparsa del 73%) contro le 55 donne del gruppo placebo (tasso annuale del 67%); la differenza non è risultata statisticamente significativa.
Nell’ambito di questo studio, è stata registrata la comparsa di 3 trombosi, 2 nel gruppo placebo (trombosi oculare e tromboflebite superficiale) e 1 nel gruppo contraccettivi orali (trombosi venosa profonda).
E allora, contraccettivi orali per tutte le donne affette da lupus? I risultati sono rassicuranti su tutta la linea, ma probabilmente non applicabili a tutte le pazienti con lupus in età riproduttiva. Gli estrogeni aumentano infatti il rischio di trombosi venosa, fatto che ha indotto gli autori dello studio SELENA ad escludere le donne portatrici di anticorpi antifosfolipidi, dato il loro rischio già elevato di trombosi. I risultati dello studio SELENA non sono dunque applicabili a questo segmento di popolazione.

Jorge Sanchez-Guerrero, Mexico |
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Il secondo studio su questo tema è stato realizzato in Messico e ha riguardato 162 donne che hanno ricevuto in singolo cieco:
- un contraccettivo orale bifasico a base di etinil-estradiolo 30 mcg e levonorgestrel 150 mcg,
- o il solo progestinico sotto forma di levonorgestrel 0,3 mg/die,
- o una spirale di rame.
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L’indice di attività del lupus (SLEDAI) è stato quindi valutato nel corso di ogni visita da un reumatologo, all’oscuro del tipo di contraccezione adottato.
Un aumento di almeno 3 punti di questo indice tra due visite consecutive segnalava la presenza di una riacutizzazione, che veniva considerata “severa” per aumenti dell’indice di almeno 12 punti. Il rischio di riacutizzazione era simile e non sono state evidenziate differenze nella distribuzione delle riacutizzazioni severe tra i tre gruppi di trattamento.
In totale, sono state diagnosticate 4 trombosi nel corso dell’anno di durata dello studio, due per ciascuno dei gruppi in terapia con contraccettivi orali. La contraccezione per mezzo della spirale è risultata invece associata a due meningiti asettiche.
I risultati di questo studio vanno dunque nella stessa direzione di quelli dello studio SELENA: la presenza della componente estrogenica nel contraccettivo orale non aumenta le probabilità di una riacutizzazione.
Claudio Lammaria
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